(red.) Nella giornata di giovedì 1 marzo la camera di consiglio riunita alla Corte d’Appello di Venezia per decidere sull’istanza di revisione del processo per l’ex marmista bresciano di Nuvolera Bruno Lorandi ha impiegato solo un’ora per decidere. E ha ritenuto inammissibile l’istanza presentata dal legale Gabriele Magno. Quindi, niente revisione del processo e Lorandi, condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Clara Bugna, dovrà continuare a scontare la pena per tutta la vita in carcere. “Voglio arrivare alla verità e sapere chi ha ucciso mia moglie” aveva detto il bresciano rilasciando dichiarazioni spontanee davanti alla corte.

L’istanza di revisione del processo è stato l’esito di quattro anni di indagini dell’avvocato di Lorandi tra le carte del procedimento con cui il suo assistito era stato condannato e scoprendo, tra alcuni esposti anonimi, una lettera in cui si parlava di una presunta relazione di Clara Bugna con un amante. E questo fantomatico ultimo, secondo il legale Magno, avrebbe avuto l’alibi di uccidere la donna per soldi e per non far scoprire la presunta relazione extra coniugale. Lo stesso legale aveva anche chiesto di disporre nuovi accertamenti su alcune impronte digitali e presentato una lista con una decina di testimoni. Al contrario, l’accusa e i legali di parte civile, sentiti dal giudice, avevano chiesto alla Corte di respingere l’istanza di rivedere il processo, anche per le macchie di sangue trovate sul pigiama di Lorandi e che sarebbero state la prova decisiva.

E alla fine il giudice ha dichiarato inammissibile la richiesta dell’avvocato di Lorandi che ha però annunciato di fare ricorso in Cassazione. “La decisione della Corte è l’esito dell’assoluta inconsistenza dei pretesi nuovi elementi di prova che sono stati presentati alla corte d’appello di Venezia. L’istanza di revisione in realtà era fondata sul nulla – ha replicato, invece, Vanni Barzellotti legale dei familiari di Clara Bugna – e non poteva che avere questo destino. L’istituto della revisione non è previsto nel nostro Codice per consentire di diffondere sospetti e maldicenze nei confronti di persone che nulla hanno a che vedere con la tragica morte di Clara Bugna. Il desiderio di giustizia tanto conclamato non va confuso con l’aspirazione all’impunità e questo risultato non doveva e non poteva essere conseguito”. La sentenza è arrivata intorno a mezzogiorno e dopo che Lorandi continuava a definirsi innocente. La notizia si è diffusa in poco tempo anche a Nuvolera dove il paese si dice soddisfatto che questa vicenda si sia conclusa e parlando anche di “memoria di Clara che è stata infangata e questa è una vergogna”.

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