Strage Loggia, proposta senatore a vita per Milani

Idea lanciata dal presidente della Fondazione Asm Roberto Cammarata. "Da tutta Brescia dovrebbe partire una richiesta corale e motivata". Adesione sui social.

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    (red.) Manlio Milani senatore a vita. E’ la proposta arrivata nei giorni precedenti a lunedì 26 giugno, attraverso i social network, da parte del presidente della Fondazione Asm Roberto Cammarata. L’idea è stata lanciata poche ore dopo che la Corte di Cassazione a Roma confermasse gli ergastoli per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la strage di piazza Loggia a Brescia. Ora bisogna attendere che si formi un gruppo interessato per attivare le istituzioni e lanciare una richiesta formale al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per attribuire l’onorificenza.

    Manlio Milani è attualmente presidente di Casa della Memoria, l’associazione dei familiari delle vittime proprio dell’attentato di quel 28 maggio 1974. Da quel momento attraverso il sodalizio ha sempre chiesto la verità storica e processuale di cosa era successo in piazza e chi fossero i mandanti ed esecutori. Ora per lui c’è la proposta di renderlo senatore a vita e sui social network sta raccogliendo molte adesioni. “Per tutto quello che ha fatto per tenere viva la memoria, per la ricerca instancabile della verità e l’ottenimento della giustizia, per gli innumerevoli incontri con i bambini e i ragazzi delle scuole, per i percorsi di incontro e dialogo tra vittime ed ex-terroristi di cui si è reso promotore in una logica di riconciliazione.

    Per l’attenzione ai carcerati e alla loro dignità, e non so per quante altre cose – scrive Cammarata su Facebook – credo che da Brescia, da tutta Brescia, dovrebbe partire una richiesta corale e motivata al presidente Mattarella per nominare Manlio Milani senatore a vita. Per aver ‘illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale’ come recita la nostra Costituzione. Proporrò al consiglio della Fondazione Asm di farci promotori di questa iniziativa. Perché ‘fare giustizia non può, e non deve, risolversi solamente nell’applicazione di una pena’”.

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