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Cava Macogna, Provincia aumenta eluato

Critiche dai sindaci, cittadini e comitato dopo la decisione del Broletto di triplicare la quantità possibile di liquido tra i rifiuti inerti da stoccare.

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(red.) Si torna a parlare della Macogna, l’ex cava bresciana della Pedrocca trasformata in discarica dall’azienda Drr di San Polo e attiva tra i comuni di Rovato, Travagliato, Berlingo e Cazzago San Martino. L’occasione arriva dalla decisione della Provincia, giunta lunedì 24 ottobre, di concedere il triplicamento dell’eluato all’interno dei rifiuti inerti che saranno stoccati. In pratica, i materiali di scarto presenti nella cava dovranno restare quelli non pericolosi e fino a un massimo di 1,35 milioni di metri cubi, ma aumenta il liquido consentito durante i controlli per verificare se il rifiuto può finire nella discarica.
La decisione ha sollevato un coro di critiche tra i comuni coinvolti, i cittadini e il comitato “No Macogna”, tanto che si stanno affidando a un legale aprendo la strada a un ricorso al Tar di Brescia contro il provvedimento del Broletto. E intanto i quattro sindaci mercoledì saranno sentiti dal prefetto Valerio Valenti per la decisione. A questo si aggiunge il fatto che lo stesso tribunale amministrativo, in realtà, aveva già respinto i precedenti ricorsi contro la cava, mentre Cazzago è stato l’unico a voler rivolgersi anche al Consiglio di Stato, di cui si attende il pronunciamento.
In più, la procura di Brescia aveva sequestrato per diversi mesi la discarica, dopo le segnalazioni del comitato e confermate dall’Arpa, della presenza di inquinanti oltre i limiti di legge. Già da lunedì 31 ottobre potranno iniziare i nuovi conferimenti tenendo conto dell’autorizzazione, ma i cittadini e gli aderenti al comitato si dicono pronti a nuove battaglie. “Ci sentiamo umiliati e presi in giro” è il coro unanime di residenti e amministratori locali.

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