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Raccagni, vedova Pagani: più fiducia in giustizia

Così la donna commenta l'inasprimento delle pene a carico dei quattro assassini del macellaio di Pontoglio. Fuori dal tribunale anche Beccalossi e Corazzo.

(red.) “Da oggi ho più fiducia nella giustizia”. Così Federica Pagani, vedova di Pietro Raccagni, ha commentato la sentenza d’appello pronunciata venerdì 16 settembre dal giudice di Brescia e con cui sono state inasprite le pene per i quattro componenti albanesi della banda che ha ucciso il macellaio di Pontoglio. Il sostituto procuratore generale Marco Martani aveva chiesto 65 anni e otto mesi complessivi di carcere per il gruppo criminale, mentre la camera di consiglio ha optato per 61 anni e dieci mesi, alzando le pene emesse in primo grado. La vicenda si riferisce a quanto avvenne nel 2014, nel momento in cui Raccagni, in casa con la famiglia, venne colpito dalla banda con una bottiglia di vetro in testa durante un tentativo di rapina.
Per undici giorni l’uomo era rimasto agonizzante in ospedale prima del decesso. Nelle ore precedenti alla sentenza d’appello, la vedova Pagani, che è anche assessore alla Sicurezza a Pontoglio, aveva chiesto che non ci fossero stati sconti di pena. E così è stato, anzi la banda dovrà affrontare più anni di carcere rispetto a quelli sentenziati nell’abbreviato di primo grado. Terminata la detenzione dietro le sbarre, poi saranno espulsi dall’Italia. Nella stessa sentenza i giudici hanno anche stabilito un risarcimento di 30 mila euro a favore del comune e della famiglia formata dalla donna e dai due figli. “Questi soldi, comunque, non mi ridaranno mio marito” ha commentato Federica Pagani.
Prima che il giudice pronunciasse il testo del dispositivo, all’esterno del tribunale si è formato un presidio di sostegno alla donna. Tra loro anche l’assessore regionale e componente di Fratelli d’Italia Viviana Beccalossi e il gioielliere milanese Rodolfo Corazzo. Quest’ultimo pochi giorni prima era stato prosciolto per legittima difesa dopo aver ucciso un ladro nella propria abitazione. “Sono soddisfatta di una sentenza che, pur non potendo risarcire i familiari di Pietro Raccagni – dice la Beccalossi – inasprisce la condanna per i criminali che si sono macchiati di un atto terribile. In ogni caso la richiesta è la certezza della pena”. Corazzo ha chiesto che “questa sentenza faccia scuola”. Ma intanto uno dei legali dei quattro componenti della banda ha annunciato ricorso in Cassazione.

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