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Armi leggere, a Brescia valgono 300 milioni

Lo sostiene il rapporto dell'Opal di Brescia. Brescia è la prima provincia italiana del settore. Nord Africa mercato molto importante.

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    prova armi(red.) Esportazioni dall’Italia di armi e munizioni, di tipo militare e comune, in leggero calo nel 2014 (- 3,6%): dagli oltre 1,3 miliardi di euro del 2014 si passa ai poco più di 1,25 miliardi di euro del 2015. La provincia di Brescia – cioè la principale provincia di produzione che ricopre più di un quarto dell’export nazionale di “armi e munizioni” (militari e comuni) – nel 2015 riporta un decremento del 13,9% di queste esportazioni rispetto al 2014, anno nel quale aveva invece segnato un record ventennale: si passa infatti dai 346 milioni di euro del 2014 ai 298 milioni di euro del 2015.
    I dati resi pubblici nei giorni scorsi dall’Istat e dall’Eurostat, e presentati in anteprima nazionale martedì 5 aprile dall’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e di Difesa (OPAL) di Brescia, rivelano il permanere di consistenti forniture di tipo militare a paesi in zone di conflitto, con un record ventennale di esportazioni di armi e munizioni ai paesi dell’Africa settentrionale (euro 52 milioni), e di spedizioni di armi semiautomatiche per le forze dell’ordine e i corpi di sicurezza di regimi autoritari tristemente noti per le reiterate violazioni dei diritti umani.
    Sorprendono e preoccupano – riporta l’Osservatorio OPAL – le continue esportazioni di armi all’Egitto verso il quale il governo Renzi, dopo aver autorizzato nel 2014 la spedizione più di 30mila pistole prodotte nella provincia di Brescia, nel 2015 ha autorizzato la fornitura di 3.661 fucili in gran parte prodotti da un’azienda della provincia di Urbino: autorizzazioni rilasciate nonostante sia tuttora in vigore la decisione del Consiglio dell’Unione europea – assunta nell’agosto del 2013 e riconfermata nel febbraio del 2014 – di sospendere le licenze di esportazione all’Egitto “di ogni tipo di materiale che possa essere utilizzato per la repressione interna”. L’Italia risulta l’unico paese dell’Unione europea ad aver fornito nel biennio 2014-15 sia “pistole e revolver” che “fucili e carabine” alle forze di polizia e di sicurezza del regime di Al Sisi
    I dati qui presentati hanno come fonte principale le informazioni rese pubbliche dalle banche dati sul commercio estero dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e di Eurostat e si riferiscono alle esportazioni di “armi e munizioni” (esclusi gli armamenti complessi come aeromobili, navi, veicoli, sistemi elettronici e radaristici, ecc.) sia di tipo militare, cioè quelle armi e munizioni che per la loro spiccata potenzialità di offesa sono destinati alle forze armate estere per l’impiego bellico, sia alle armi e munizioni comuni, cioè a tipologie di armi e munizioni destinate non solo a rivenditori esteri autorizzati alla vendita al dettaglio di armi per la difesa personale, per le discipline sportive, per le attività venatorie e per il collezionismo, ma che sono esportate anche per l’utilizzo da parte di corpi di polizia e per le forze di sicurezza pubbliche e private.
    Per quanto riguarda, invece, i dati sulle esportazioni di tutti i sistemi militari dal nostro paese per l’anno 2015, occorre attendere la pubblicazione della Relazione che, ai sensi della legge n. 185 del 1990, è stata inviata dal Governo alle Camere lo scorso 31 marzo ma che ad oggi non è stata ancora resa pubblica.
    Ecco il rapporto Opal completo: OPAL_RAPPORTO_2016_Export_Armi_IT_BS

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