Baby prostituzione a Brescia, 7 nuovi arresti

Sviluppi dall'indagine della polizia locale di Montichiari. Mercoledì 16 ci sono stati altri fermi: sei ai domiciliari e uno con obbligo di dimora.

Baby prostituzione(red.) La provincia di Brescia deve ancora una volta confrontarsi con presunti casi di prostituzione minorile. Nella giornata di mercoledì 16 marzo si sono registrati sette nuovi arresti, di cui sei ai domiciliari e uno con l’obbligo di dimora e un ottavo indagato a piede libero. Le ordinanze di custodia cautelare fanno parte del secondo filone dell’inchiesta, aperta dalla procura di Brescia dopo le prime indagini da parte della polizia locale di Montichiari. In quella vicenda, nelle prime settimane del 2016, era finito in manette Claudio Tonoli, di 56 anni, beccato in atteggiamenti intimi con un 17enne. Gli approfondimenti avevano poi fatto scoprire che proprio il cittadino di Collebeato era affetto da Aids e avrebbe consumato rapporti sessuali con minorenni senza alcuna protezione, con il motivo deliberato di contagiare altri, come sarebbe stato fatto a lui. Quell’indagine della Locale monteclarense è andata avanti per diversi mesi, d’intesa con il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani, per capire i collegamenti tra i ragazzini e gli adulti con cui eseguivano le prestazioni.
Per questo motivo nelle settimane precedenti al 16 marzo si erano svolte nuove perquisizioni e sequestro di computer, portando ad altri arresti. Le accuse sono varie, dalla prostituzione minorile alla detenzione e produzione di materiale pedopornografico. Gli arrestati sono considerati insospettabili da parte della polizia, tanto che tra loro ci sarebbe anche un personaggio noto per il suo ruolo nel bresciano. L’indagine avrebbe fatto notare anche l’atteggiamento spregiudicato dei minorenni coinvolti, tanto che si registravano su siti internet di incontri certificandosi come maggiorenni. Usando il mezzo informatico avrebbero così avuto i contatti con gli adulti, offrendosi anche in cambio di ricariche telefoniche. In alcuni casi, invece, sarebbe stato accertato come alcune prestazioni fossero avvenute senza alcun pagamento. Secondo alcune fonti giudiziarie, sembra che l’inchiesta coinvolga, oltre alla provincia di Brescia, anche quelle di Lecce e Trento, collegate proprio attraverso il web. Nei giorni successivi al 17 marzo, gli arrestati saranno sentiti dal giudice delle indagini preliminari per gli interrogatori di garanzia.

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