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Incendia moglie, Sing non parla al gip

L'uomo che venerdì sera 20 novembre a Dello ha dato fuoco alla compagna non ha risposto alle domande. Ma al cognato dice: "Se lo meritava".

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Dello(red.) Agib Singh, il 30enne indiano accusato di tentato omicidio nei confronti della moglie Parvinder Kaur Aoulakh, di 26 anni, bruciata con un liquido infiammabile, non ha voluto rispondere alle domande del giudice delle indagini preliminari di Brescia Lorenzo Benini. L’uomo, che si trova detenuto nel carcere di Canton Mombello da venerdì sera 20 novembre, giorno del dramma avvenuto a Dello, nel bresciano, si è visto convalidare il fermo. Ai magistrati, quindi, non ha detto una parola, ma secondo quanto scrive il Giornale di Brescia, nei momenti successivi all’episodio avrebbe detto al fratello della vittima che “lo meritava”. Sul caso, il sostituto procuratore Roberta Panico ha aperto un’inchiesta, mentre a più di 200 chilometri di distanza la donna si trova in condizioni disperate al centro Grandi Ustionati di Genova. Da una parte le piaghe riportate su buona parte del corpo e dall’altra il liquido che si è trovata a bere mentre veniva incendiata la rendono sofferente nel letto d’ospedale.
I familiari e parenti fanno la spola di giorno e di notte per stare al suo capezzale, mentre la madre tornerà dall’India mercoledì 25 novembre per assistere la figlia. Per la 26enne è stata disposta un’operazione chirurgica nella giornata di lunedì 23, con i medici che temono per la difficoltà nel respirare e per le infezioni che potrebbero arrivare dalle ustioni. La famiglia della donna aveva spesso criticato il marito perché ubriaco e si sarebbe occupato poco dei figli, mansione, insieme al lavoro e alle faccende di casa, tutte nelle mani di Parvinder. Il 30enne avrebbe agito con violenza perché, secondo lui, la compagna avrebbe avuto atteggiamenti troppo da occidentale, a partire dall’abbigliamento.
La famiglia della ragazza era arrivata in Italia nel 1996, tanto che Parvinder ha poi avuto la cittadinanza studiando nelle scuole del paese e a Brescia per poi lavorare come segretaria per un commercialista. Dalla relazione con l’uomo sono nati due bambini di 2 e 4 anni che, dopo il dramma, sono stati affidati al fratello della donna. I vicini di casa che per primi sono accorsi hanno detto che l’uomo, nonostante le avesse dato fuoco, cercava di riportarla in casa dopo che era uscita per chiedere aiuto. Ci sarebbero stati altri episodi di violenza con autore sempre il 30enne, ma la compagna non ha mai voluto denunciarlo. Ai magistrati non ha detto nulla e nemmeno cercato di difendersi dalle accuse, ma le frasi che avrebbe pronunciato verso il cognato e scritte nell’inchiesta lo avrebbero inchiodato.

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