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Registra colleghi, maresciallo a processo

Stefano Bartolini, ex comandante di Gambara, è imputato di interferenze nella vita privata. Avrebbe "catturato" i dialoghi di due militari.

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Registratore(red.) La stazione dei carabinieri di Gambara, nel bresciano, insieme ai militari e all’ex comandante Stefano Bartolini ora in servizio a Como, è finita al centro di un processo. La vicenda, risalente al 2013, riguarda un registratore che proprio Bartolini avrebbe nascosto in un armadio per “catturare” le conversazioni di due colleghi, Mariano Machì e Alberto Anello. Quando il caso è venuto a galla, è partita la denuncia alla procura di Brescia che, tramite il pubblico ministero Ambrogio Cassiani, ha avviato l’inchiesta e ottenuto il rinvio a giudizio per il maresciallo nel quale uno degli agenti si è costituito parte civile. L’accusa è quella di illecite interferenze nella vita privata e venerdì 18 settembre il comandante è stato chiamato a parlare al tribunale davanti al giudice Vittorio Masia.
Difeso dagli avvocati Marino Colosio e Francesca Scagliolo, l’ex guida della stazione di Gambara ha detto di non aver mai posizionato quel registratore nell’armadio. Tra le carte dell’accusa c’è anche il fatto che il militare non si sarebbe limitato a prendere i vocali dei colleghi, ma li avrebbe anche scritti. Forse temendo che fossero contro di lui. Bartolini su questo ha detto di aver ricevuto nella sua abitazione di Montirone una busta anonima con una chiavetta e avrebbe stampato il materiale che era presente all’interno. Nell’udienza è stato sentito come testimone anche il carabiniere Gianfranco Corsetti di Verolanuova, mentre il procedimento è stato aggiornato al 6 novembre.

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