Torbiere d’Iseo, «basta ai capanni da caccia»

Lega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus contrari alla riattivazione da parte della Provincia di 10 appostamenti fissi.

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    clusane 19-10-012 particolare capanno(red.) Domenica 30 novembre le associazioni ecologiste Lega per l’Abolizione della Caccia – Brescia e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno inoltrato una nuova specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo alla riattivazione da parte della Provincia di Brescia di 10 appostamenti fissi di caccia a meno di 400 metri dal confine della Riserva naturale orientata regionale “Torbiere del Sebino” (istituita con deliberazione Consiglio regionale n. 1846 del 19 dicembre 1984 ai sensi della legge regionale Lombardia n. 86/1983), sul Lago d’Iseo.
    «La nota- viene spiegato in un comunicato- è integrativa delle istanze del 12 dicembre 2012, del 5 giugno 2014 e del 19 agosto 2014 ed è stata inviata a: Commissione europea, Ministero dell’ambiente, Regione Lombardia, Soprintendenza per i beni architettonici e ambientali di Brescia, Consorzio per la gestione associata dei Laghi d’Iseo, Endine e Moro, Ente per la gestione della Riserva naturale regionale “Torbiere del Sebino”, Carabinieri del N.O.E., Corpo forestale dello Stato e Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia».
    «L’Ente gestore della riserva- continuano gli attivisti- sottoscriveva in data 1 settembre 2014, contraddittoriamente, il parere positivo al termine della procedura della valutazione di incidenza ambientale in base allo studio presentato da sei titolari di appostamenti di caccia sul lago: lo stesso Ente da una parte ammette che vi è un’incidenza negativa, tanto che dichiara che avrebbe voluto spostare gli appostamenti a distanza maggiore, dall’altra si dichiara, senza averne competenza, succube della normativa regionale sulla caccia e impossibilitato a fare altrimenti».
    «La stessa illogicità e contraddittorietà- prosegue la nota-viene nuovamente espressa dall’Ente gestore in data 12 novembre 2014 con il parere favorevole per altri cinque capanni sulla terra ferma basandosi su un parere tecnico-scientifico del proprio Comitato Tecnico Scientifico secondo cui “la presenza di capanni di caccia, vuoi a lago piuttosto che a terra, ai bordi di una zona protetta SIC/ZPS, sicuramente contrasta con le finalità di una Riserva Naturale” mentre, “per quanto riguarda le specie cacciabili, non esistono al momento dati validati sulla consistenza delle popolazioni presenti nelle zone limitrofe alla Riserva”».
    «Anche per questo secondo studio di incidenza presentato dai capannisti- attacca la Lega per l’abolizione della caccia- non si è entrati nel merito, nessun parere motivato è stato espresso. Da quanto rilevato entrambi gli studi depositati si riferiscono oltretutto a un quadro di riferimento parziale, presentano vistose carenze sostanziali, mancano di dati aggiornati e di valutazione degli impatti cumulativi.
    Inoltre, per quanto concerne l’emanazione dei provvedimenti conclusivi delle procedure di Valutazione d’Incidenza, non erano di competenza del Presidente dell’Ente gestore della Riserva naturale Torbiere d’Iseo, ma qualificandosi quali atti gestionali e non certo d’indirizzo politico-amministrativo dovevano essere di pertinenza del responsabile della struttura tecnico-amministrativa del medesimo Ente gestore».
    Secondo gli attivisti, «ingerenze politico-istituzionali e non sufficiente preparazione dei funzionari si riflettono troppo spesso in pareri e valutazioni d’incidenza lacunose e se questo modo di procedere non viene invertito non c’è possibilità di raggiungere gli obiettivi per cui è stata istituita la rete Natura 2000  e nello specifico il SIC ZPS Torbiere d’Iseo».
    Per questi e altri motivi la Commissione Europea ha aperto la procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI “diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell’articolo 6 della direttiva Habitat” a causa di svariate attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura di V.INC.A., fra cui anche l’attività venatoria a mezzo di appostamenti fissi presso la Riserva naturale, S.I.C./Z.P.S. “Torbiere del Sebino” presso il Lago d’Iseo (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014) riguardo la quale le associazioni ecologiste Lega per l’Abolizione della Caccia – Brescia e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus «auspicano un cambio di indirizzo e rapidi interventi da parte delle amministrazioni pubbliche e della magistratura competenti».

     

     

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