Omicidi in Maddalena, nuovi guai per Saravini

L'ex poliziotto, condannato all'ergastolo per l'uccisione degli imprenditori macedoni, cercò di comprare una falsa testimonianza.

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    (red.) Intralcio alla giustizia. E’ questa la nuova imputazione a carico di Daniele Saravini, l’ex poliziotto di Parma condannato all’ergastolo per il duplice omicidio degli imprenditori macedoni Hristo Uzunov, 42 anni, ed Ekrem Salija, 45 anni, uccisi a colpi di pistola a Brescia, il 23 giugno 2011 sul monte Maddalena.
    All’origine del duplice omicidio una truffa: Saravini si era fatto dare 400mila euro dai due macedoni per far avere loro un finanziamento di 26 milioni di euro per un centro commerciale a Skopje.
    In primo grado era stato condannato anche Luca Cerubini,  ex carabiniere, mentre è in attesa di giudizio il cosiddetto “terzo uomo”, colui che è ritenuto la persona che ha materialmente premuto il grilletto, Andrea Volonghi, 38enne buttafuori di Torbole Casaglia.
    Per la Procura di Brescia Saravini, considertao il mandante degli omicidi, avrebbe promesso, mentre era detentuto in carcere in attesa del processo, ad un compagno di cella egiziano, del denaro in cambio di un favore. Quale? Sapendo di rischiare il carcere a vita, l’ex poliziotto fa compilare una lettera al nordafricano, scritta in stampatello, nella quale racconta di avere raccolto da Luca Cerubini, il complice di Saravini, anche lui condannato all’ergastolo, la confessione dei delitti, indicando anche l’intenzione di voler eliminare il complice, fuggendo poi con il denaro sottratto ai due imprenditori dell’Est Europa.
    Un progetto che però non riesce, proprio per la testimonianza stessa dell’egiziano (in carcere per violenza sessuale) il quale, chiamato a testimoniare durante il processo, svelò i retroscena di quella missiva, inchiodando l’ex agente di polizia e sedicente mediatore finanziario alle sue responsabilità.

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