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Capra: «A2A? Non avrei dovuto fare la fusione»

Il manager piacentino, per quasi mezzo secolo alla guida dell'ex municipalizzata "si confessa" in un libro-intervista.

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    (red.) E’ in programma per questo venerdì 3 ottobre alle 18,15 presso la sede dell’AAB in vicolo delle stelle, a Brescia, la presentazione del libro di Valerio Varini «Renzo Capra. L’energia a servizio della città» (edizioni La Quadra).
    «Il libro di Valerio Varini, docente all’Università di Milano – Bicocca- si legge nella nota di presentazione del volume- è il racconto della lunga biografica professionale di Renzo Capra, protagonista dello sviluppo e della innovazione tecnologica di una azienda pubblicata, la ASM, che per decenni è stata l’orgoglio della comunità bresciana ed è divenuta un caso di successo universalmente riconosciuto per la genialità delle innovazioni nel settore dell’energia e dei servizi al Territorio».
    Il libro raccoglie una lunga «intervista- confessione» a Renzo Capra, il quale racconta molti particolari anche inediti sulla storia dell’azienda e sulla fusione, ancora oggi fonte di grandi dibattiti, tra ASM Brescia e AEM Milano, che ha dato vita alla attuale A2A.
    Nel testo anche un apparato iconografico, molte immagini e documenti mai pubblicati.
    In conclusione del volume, anche una testimonianza del figlio di Renzo Capra, che rappresenta una dedica ai risultati di un’azienda e della città.
    A cinque anni dalla rimozione dall’incarico, decisa dall’allora sindaco di Brescia Adriano Paroli, dai vertici della multiutility lombarda, Capra ha deciso di raccontare la “sua” verità. E lo ha fatto nel libro-intervista di Varini.
    Nel volume del professore, si intercciano vita e professione dell’ex manager di Asm (prima) e di A2A (dopo).
    L’ingegnere piacentino, formatosi nell’Eni di Mattei, arrivò a Brescia 50 anni fa come segretario nell’ex municipalizzata (presidente Libero Dordoni e direttore generale Gianfranco Rossi), dopo la tragica morte di Mattei nel 1962, che fece sfumare i progetti di realizzare un impianto in Algeria per la liquefazione del metano.
    Per 45 anni Capra è direttore generale della municipalizzata: nel 1995, con la pensione, su richiesta del sindaco Mino Martinazzoli, assume la carica di presidente. L’ingegnere emiliano fa quotare Asm in Borsa e quindi traghetta la utility verso la fusione con la “collega” milanese Aem, che darà vita ad A2A nel 2007.
    Nel giugno 2009 il suo mandato di presidente viene revocato (con un anno di anticipo) durante un’assemblea della società.
    Un atto che segna profondamente, scrive il docente nel libro, una “brusca rottura” del rapporto con l’azienda, alimentando forti risentimenti che conflusicono poi nel ricorso contro la decisione di Paroli.
    Il Tribunale di Brescia ha poi condannato A2A a risarcire con un milione di euro l’ex presidente.
    Capra, nel volume,  confessa di aver vissuto come un «dramma» la perdita del lavoro (sebbene alla soglia degli 80 anni) motivando questo sentimento con la necessità di «tenere occupata la mente altrimenti si va in depressione». E dice anche di aver «sofferto la mancanza di collaboratori, il trovarmi solo senza la segretaria, l’autista».
    L’intervista è stata raccolta tra il marzo del 2010 e la primavera del 2011. Appena dopo la “rottura” con la Giunta bresciana (e poi anche milanese) di centrodestra.
    Nel 2007 Capra ha la “tentazione” di lasciare A2A ma l’allora primo cittadino Paolo Corsini, riferisce nel libro, «mi chiese di seguire la fusione. Accettai: il potere alletta sempre […] Ma gli eventi successivi, in specie nell’anno precedente alla mia uscita, furono alquanto imprevedibili. Mi trovai a contrastare i tentativi di usurpazione provenienti da Milano. Ricevetti degli aiuti dalla nuova giunta di Brescia, ma percepivo chiaramente che loro confondevano la gestione dell’azienda con il suo governo».
    Fino all’epilogo finale con la interruzione (anzitempo) decisa da Paroli che mette fine alla sua lunga governance in A2A.
    Per Capra, da quel momento, si è delineata anche una sorta di “sudditanza” di Brescia nei confronti di Milano: «Fino a settembre-ottobre sembrava che Adriano Paroli fosse con noi contro la soverchieria di Milano. Dopo sono avvenuti alcuni episodi che ne hanno modificato la posizione.Ci furono i cambiamenti, determinati, secondo l’ex manager, da divisioni interne: «si chiedevano- afferma Capra- se i loro uomini sarebbero stati poi appoggiati anche da Milano. Perché è Milano che ha in mano tutto».
    E così arriva anche il rimpianto (o rimorso?) di avere portato alla fusione le due ex municipalizzate: «Se non ci fosse stato un allineamento al volere di Milano, le cose non sarebbero evolute in questa maniera. Noi anzichè conquistare Milano siamo andati sotto [… ]. Non avrei dovuto fare la fusione» conclude l’ingegnere piacentino.

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