Bigio sì, Bigio no: parola alla commissione

Si rinnova il dibattito sulla discussa statua. Massimo Minini, presidente di Brescia Musei, farà parte del gruppo chiamato a dirimere la querelle.

(red.) Anche il neo presidente della Fondazione Brescia Musei, Massimo Minini, obtorto collo, entra nella querelle sulla vicenda Bigio, la statua denominata “L’era fascista”, scolpita da Arturo Dazzi e originariamente collocata in Piazza Vittoria, che la attuale amministrazione comunale di Brescia ha stabilito non tornerà nel sito.
Minini, come riporta il quotidiano Bresciaoggi, farà parte della apposita commissione che il sindaco Emilio Del Bono intende avviare. Ragion per cui non rilascia dichiarazioni, per «non influenzare discussioni non ancora incominciate». Se, solo mercoledì, l’onorevole dei Popolari per l’Italia, Gregorio Gitti, insieme con la gallerista Chiara Fasser e Giosi Archetti del Fai, si sono detti favorevoli ad un ripristino filologico della statua nella piazza, Minini, pur non volendo rilasciare dichiarazioni, ha commentato la proposta dell’onorevole bresciano, quella di posizionare un altro monumento sulla piazza, che faccia da “contraltare” all’opera del Dazzi,  come una «ipotesi non peggiore di altre».
Fabio Capra, capogruppo Pd in Loggia sostiene che sia ottima la scelta di denominare la statua con il suo titolo originale, ovvero L’era fascista, per non lasciare adito ad equivoci sulla natura politica del gigante di pietra. Chi non ha apprezzato “l’appoggio” al Bigio in piazza Vittoria di Gitti, Fasser e Archetti, è Francesca Parmigiani, consigliere di «Al lavoro con Brescia», contraria alla ricollocazione del manufatto in marmo. D’accordo invece con la proposta di Gitti Mattia Margaroli, capogruppo di Forza Italia, convinto che Brescia «abbia superato le divisioni tra fascismo e antifascismo».

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