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La Barbaresca? Un errore da 400 mila euro

La Corte dei Conti giudica "opinabili" le operazioni riguardo al campo fotovoltaico di Trenzano. Ma il sindaco difende l'operato della sua giunta.

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(red.) La Barbaresca? Fu un’operazione molto discutibile. Questo è il parere espresso dalla Corte dei Conti per quanto riguarda il terreno di Trenzano trasformato prima in zona industriale e poi in un enorme distesa di pannelli fotovoltaici. Secondo l’ente incaricato di vigilare sui conti pubblici, l’operazione avrebbe creato un disavanzo di bilancio del comune di oltre 400 mila euro.
A tanto ammontano gli interessi passivi del mutuo acceso nel 2009 da Trenzano Servizi – azienda partecipata al 100% del Comune – per acquistare i lotti invenduti proprio dal Comune e sollevarlo così da un debito pesantissimo, oltre che dallo sforamento del patto di stabilità. La magistratura contabile ritiene l’operazione «opinabile», parla di cattiva gestione della cosa pubblica.
Tutto ha inizio nel 2003 quando alla guida del paese bresciano c’è la giunta guidata da Vito Bracca che acquista l’immensa proprietà con l’idea di rivenderla. Ma il progetto non va secondo i piani.  Per liberarsi del fardello, almeno dal punto di vista formale, il Comune di Trenzano nel 2009 coinvolge Trenzano Servizi. La partecipata si accolla un mutuo bancario per 1 milione e 920 mila euro. Per quasi dieci anni il terreno rimane inutilizzato e nemmeno si riesce a venderlo.
La svolta arriva nel 2012. Il consiglio comunale approva la proposta del sindaco Andrea Bianchi: Trenzano cede il diritto di superficie dell’areaa  MediaPower, società altoatesina specializzata nella gestione di impianti fotovoltaici. Il comune riceve in cambio due milioni di euro con cui si ripaga il mutuo ma non gli interessi passivi. Tanto che ha suscitato l’intervento la magistratura contabile. Ma il sindaco Andrea Bianchi difende il progetto, almeno da quando è entrato in campo lui:  « Mi sono adoperato per risolvere il buco di bilancio che ho ereditato, e ci siamo riusciti. Devo capire cosa, per la Corte dei Conti, non va, prima di esprimere un giudizio».

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