Vannoni: «Raffica di denunce contro i medici»

Lo ha annunciato il patron di Stamina dopo una riunione con pazienti e familiari di malati che si è svolta domenica a Bologna.

(red.) Raffica di denunce ed azioni penali nei confronti dei medici di Brescia che hanno deciso di sospendere i trattamenti con il metodo stamina. E, forse, anche una class action.
Parte da Bologna la controffensiva di Davide Vannoni e dei malati che vogliono proseguire il tanto discusso trattamento Stamina negli Spedali Civili. Sono trentasei i pazienti attualmente sotto infusioni e centoquarantasette quelli in lista d’attesa.
Il 2 aprile scorso i medici del Civile di Brescia- tramite il commissario straordinario Ezio Belleri – hanno annunciato l’interruzione delle infusioni, in attesa del parere ufficiale del nuovo comitato scientifico nominato dal ministero della Salute.
All’hotel Michelino di Bologna, domenica 13 aprile, si è tenuta la riunione indetta da Davide Vannoni, presidente di Stamina Fundation e i parenti dei pazienti malati ed in lista d’attesa e già in cura al nosocomio lombardo.
Oltre un centinaio le perosne che hanno preso parte al raduno, ma non sono mancate le polemiche via web sulla riunione stessa, come si legge sul profilo facebook del patron di Stamina:  «Credo che in questo momento ci voglia chiarezza e non riunioni “carbonare”. C’è tanta gente che soffre, tanti genitori in attesa. Cosa fanno? Togliamo loro la speranza? Non mi pare una cosa corretta» scrive, ad esempio, Paolo B.
I trattamenti risultano interrotti anche, ha spiegato il commissario del Civile Belleri,  per l’assenza «per motivi personali e probabilmente per tutto il mese prossimo» della biologa di Stamina Erica Molino. E mentre Vannoni reclama il diritto alle cure per i malati, i medici dell’ Ordine di Brescia, nella riunione attuale, hanno fatto “mea culpa”, esprimendosi  sulla complessa vicenda. Lo stesso presidente dell’ordineOttavio Di Stefano, nel suo discorso di esordio ha detto che  «Stamina ha evidenziato quanto la nostra scienza, per il continuo e accelerato divenire dei tempi, oggi sia fragile: dobbiamo preservare nella continua ricerca della rigorosa credibilità scientifica e clinica», ribadendo che  i medici hannod eciso di astenersi dall’applicare i trattamenti, «fino al definitivo pronunciamento del Comitato scientifico ministeriale attuano un’obiezione civile, per certi versi storica, consci dei rischi che questa scelta comporta. Una scelta che antepone l’autonomia e l’indipendenza del medico ad imposizioni, seppur legittime».

 

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