Stamina, class action contro i medici

L'hanno annunciata i malati già in cura e quelli in lista d'attesa dopo lo stop alle somministrazioni al Civile. «Comportamento illegale e pretestuoso».

(red.) Dopo lo stop (l’ennesimo) alle cure presso l’ospedale Civile di Brescia secondo il metodo Stamina, il controverso trattamento con staminali adulte messo a punto da Davide Vannoni, ora i pazienti hanno annunciato battaglia.
Le infusioni sono sospese in attesa che si pronunci il Comitato scientifico, nominato il 4 marzo dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
Il nuovo Comitato, che dovrà valutare la validità scientifica del protocollo Stamina, è stato costituito dopo che Davide Vannoni ha vinto il ricorso al Tar presentato per contestare la imparzialità degli esperti del primo Comitato.
Centinaia le persone in lista d’attesa per i trattamenti, altrettante quelle che si sono viste sospese le infusioni e che stanno preparando una class action contro i medici, il ministero della Salute «e tutti coloro che con il loro comportamento illegittimo hanno già causato la morte di diversi pazienti in lista d’attesa».
«Medici, ministero e lei ministro Lorenzin – rendono noto i malati riunitisi nel Movimento Vite Sospese – siete avvisati: di queste morti e di quelle che verranno, purtroppo per voi, non dovrete risponderne solo davanti alla vostra coscienza!».
Il Movimento Vite Sospese ricorda «a Belleri (commissario straordinario dell’ospedale Civile di Brescia, ndr.) e ai medici di Brescia che la decisione è totalmente illegittima, dal momento che – come accertato anche dal Tar del Lazio – non c’è alcun parere da attendere da parte del Comitato Scientifico. Nel D.M. del 18 giugno 2013 che aveva individuato dettagliatamente i compiti del Comitato Scientifico non veniva assolutamente implicata la possibilità per quell’organo straordinario dell’amministrazione di elargire pareri né favorevoli e né sfavorevoli al metodo Stamina, giacché ai risultati si sarebbe dovuti arrivare soltanto con la sperimentazione».
«I compiti del Comitato – scrivono i malati – erano così riassunti: identificazione delle patologie da includere nella sperimentazione, definizione dei protocolli clinici per ciascuna delle patologie da trattare, identificazione delle officine di produzione (delle staminali, ndr.) da coinvolgere nella sperimentazione, identificazione delle strutture ospedaliere dove trattare i pazienti».
«Al Comitato – concludono – non è stata data nessuna facoltà di dare pareri sulla metodologia Stamina, e infatti il Tar del Lazio ha bocciato il primo Comitato che si era comportato illegalmente e ha stabilito che ne venisse nominato un altro. Il nuovo Comitato dovrà attenersi ai compiti che gli sono stati affidati, tra i quali non c’è assolutamente la possibilità di fornire pareri favorevoli o sfavorevoli al metodo Stamina. Affermare che prima di riprendere le cure si vuole attendere un parere del Comitato è andare contro legge, è un comportamento illegale e pretestuoso che potrebbe comportare (anzi sicuramente lo farà) effetti mortali sui pazienti in cura e in lista di attesa, effetti di cui i medici che hanno bloccato le cure (ribadiamo: andando contro legge) e il Ministero della Salute dovranno rendere conto davanti alla legge».

 

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