Cromo, nuovo allarme a Brescia?

Per un laboratorio privato, oltre il limite a San Bartolomeo. I residenti: «Presto esposto in Procura». A2A: «Livelli non compatibili con quelli riscontrati».

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(red.) Cromo esavalente ben oltre i limiti consentiti dalla legge, tanto da stabilire che l’acqua «non può essere utilizzata per uso alimentare». Questo l’esito delle analisi effettuate in un condominio di via Razziche, nel quartiere San Bartolomeo, a Brescia.
Secondo quanto diffuso dal Corriere, quindici famiglie residenti nella palazzina si sono affidate ad un laboratorio privato per analizzare la qualità dell’acqua che arriva nelle loro abitazioni.
Per il laboratorio Sps ecologia di Valpolicella (nel veronese),  le analisi avrebbero evidenziato valori corrispondenti a 65 microgrammi per litro della pericolosa sostanza cancerogena. Il limite stabilito dalla legge per il cromo, lo ricordiamo, sarebbe di 50 microgrammi per litro.
Comprensibilmente preoccupati, i cittadini residenti nell’abitazione hanno portato la situazione all’attenzione del sindaco Emilio Del Bono, dell’assessore all’ambiente Gianluigi Fondra, di Asl e A2A. Ma non è finita qui.
Pare che i cittadini, per tutelare la propria salute, siano intenzionati a presentare un esposto alla Procura di Brescia. Non sarebbe la prima volta, infatti,  che i dati ufficiali delle analisi effettuate dall’Asl non corrispondono a quelle di diversi laboratori privati.
Da parte sua, il sindaco Del Bono, una volta ricevuta la segnalazione, ha prontamente chiesto a A2A e Asl di verificare la situazione. Dopo mesi e mesi di preoccupazioni (legittime) della cittadinanza bresciana, infatti, questo tipo di notizie rischia di far nuovamente dilagare il panico.
Se dall’Asl, per il momento, non è arrivata nessuna risposta, A2A ha reso noto quanto segue: «l’ 11 marzo, giorno del prelievo effettuato privatamente dalle famiglie, le fonti di produzione attive che alimentavano la rete nella zona nord della città erano i 5 pozzi Nord, 2 pozzi Mandolossa, e il travaso dal serbatoio Montagnola (alimentato principalmente dalla fonte di Mompiano). Fonti che avevano valori di cromo VI variabili da un minimo inferiore di 2 ug/litro ad un massimo di 10,5. E le analisi effettuate ai due punti rete più vicini all’abitazione hanno dato in via delle Gabbiane (7 marzo) valori inferiori a 2 microgrammi e in via Veneto 4 ug (il 17 marzo). Valori assolutamente non compatibili con quelli riscontrati nell’abitazione privata».
In ogni caso, il gestore sembra essere disponibile al confronto: «Per fugare ogni dubbio siamo disponibili ad effettuare in contraddittorio le analisi presso l’abitazione privata, i due punti rete più prossimi e le fonti di approvvigionamento attive. In ogni caso, la società da domani – giovedì 3 aprile – provvederà a rifare i prelievi sia ai punti rete che alle fonti di approvvigionamento attive per verificare la potabilità dell’acqua».

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