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Stamina: «Prima i potenti, poi i bambini»

Andolina racconta le «spinte» alla sperimentazione. Continuano le indagini sull’ipotesi dei protocolli diversi e sulle somme richieste ai malati.

(red.) Continua la polemica sul metodo Stamina e sugli interventi sperimentati a Brescia.
Secondo quanto dichiarato da Marino Andolina, vicepresidente di Stamina Foundation, alcuni importanti interessi avrebbero reso la sperimentazione prioritaria su alcuni pazienti “speciali”. Pazienti con qualche parente o amico in Regione o all’interno dell’ospedale bresciano, per intenderci.
«Abbiamo perciò deciso di curare prima i raccomandati, così poi saremmo riusciti a far entrare i nostri bambini», ha dichiarato Andolina, intervistato in occasione di una puntata speciale del programma Presadiretta, trasmessa il 13 gennaio su RaiTre.
«Un dirigente della Regione Lombardia – ha specificato il vicepresidente della fondazione Stamina – aveva un problema, una malattia neurologica progressiva. Ha pensato che potevamo curarlo e ha favorito l’ingresso del nostro metodo negli Spedali di Brescia. Anche i dirigenti locali avevano qualche fratello, cognato o marito da curare, col morbo di Parkinson».
Una prospettiva inquietante, questa, che si va ad inserire nel quadro di un’ipotetica truffa ai danni dello Stato.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, infatti, si è detta pronta a disporre nuove analisi del comitato scientifico, nel caso in cui venga dimostrato che i protocolli relativi alla metodica consegnati all’ospedale di Brescia e al ministero della Salute siano, in effetti, differenti.
Con una ventina di persone indagate, primo fra tutti lo stesso Davide Vannoni, l’inchiesta prosegue.
Oltre alla truffa, per quanto riguarda i controlli disposti dalla procura di Torino alla fine dell’anno appena trascorso, il titolare dell’inchiesta, il Pm Raffaele Guariniello, ha ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica.
Secondo Guariniello, Stamina Foundation avrebbe chiesto ingenti somme di denaro (dai 25mila fino alla bellezza di 50mila euro) alle famiglie dei malati, in cambio della promessa di una guarigione dalla malattia. I soldi, sarebbero stati versati sotto forma di donazione tramite un bonifico. I trattamenti, infatti, non essendo riconosciuti dall’Iss e dall’Aifa, di per sé, non sarebbero stati consentiti.

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