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Berlusconi condannato, le reazioni della politica

Per Gelmini si tratta di "un giorno di profonda amarezza", Per Epifani la sentenza "deve essere applicata". Grillo esulta: "Condanna come caduta del muro di Berlino".

(red.) Il dispositivo della sentenza della Cassazione sul ricorso di Silvio Berlusconi non dovrebbe avere effetti immediati sul governo ma potrebbe essere seguito da vento di burrasca. Da una parte si conferma infatti la condanna a 4 anni per frode fiscale nel processo Mediaset (tre anni potrebbero risultare indultati), dall’altra si rinvia alla Corte di appello di Milano la seconda parte del verdetto di secondo grado di giudizio: dovrà ridefinire la durata dall’interdizione dai pubblici uffici. La mancata conferma dall’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni rinvia l’ipotesi che la Giunta per le elezioni e l’immunità del Senato debba affrontare la questione.
Sulla condanna al leader del Popolo della Libertà si è espressa la bresciana Maria Stella Gelmini, già ministro dell’Istruzione nel Governo del Cavaliere, e attuale Vicecapogruppo Vicario Pdl alla Camera, affermando che si tratta di un giorno «di profonda amarezza, la Cassazione non ha avuto il coraggio di chiudere un processo assurdo annullando una sentenza indifendibile». Gelmini ha invitato poi il “suo” presidente «ad andare avanti. La sua battaglia di libertà è per tutti gli italiani».
In ogni caso, resta aperta la questione dell’esecutività della prima parte della sentenza: i carabinieri si presenteranno presso la residenza di Berlusconi? Quest’ultimo farà chiedere attraverso i suoi avvocati gli arresti domiciliari?.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invocato intanto prudenza: «La strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge. In questa occasione attorno al processo in Cassazione per il caso Mediaset e all’attesa della sentenza, il clima è stato più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti in cui era coinvolto l’on. Berlusconi. E penso che ciò sia stato positivo per tutti».
In un videomessaggio trasmesso intorno alle 22 dalle principali reti televisive, Silvio Berlusconi ha difeso a spada tratta la sua storia giudiziaria e politica. Ha attaccato le frange della magistratura che, «nel 94 – ha detto – fecero cadere il governo tramite un’assurda accusa di corruzione conclusasi con una piena assoluzione». L’ex premier ha poi sottolineato «la carica di vera e propria violenza che – ha spiegato – mi è stata riservata a seguito di accuse e processi che non hanno fondamento nella realtà». «Sono fiero di aver creato con le mie sole capacità un grande gruppo editoriale e di aver contribuito alla ricchezza del paese versando miliardi di imposte e offrendo, con le mie televisioni, maggiore libertà e pluralità di informazione. Chiederemo agli italiani – ha concluso il cavaliere – di darci la maggioranza indispensabile e fare la riforma della giustizia per non essere più un paese sottoposto all’esercizio assolutamente arbitrario del più terribile dei poteri: privare i cittadini della loro libertà».
Sul versante delle reazioni politiche, per Guglielmo Epifani «questa sentenza va non solo come è naturale rispettata, ma va eseguita e resa applicabile». «Nel caso in cui ci fosse bisogno, a questo si uniformeranno i nostri gruppi parlamentari», ha chiarito il segretario del Pd.
«La sentenza della Cassazione non dà serenità al nostro Paese, che avrebbe un bisogno assoluto di stabilità di governo e di riconciliazione nazionale». Lo ha dichiarato il senatore Sandro Bondi coordinatore del Pdl. «Sono sicuro che il Presidente Silvio Berlusconi saprà- ha aggiunto- nonostante questa ulteriore e immotivata sofferenza che gli hanno inflitto, perseverare nel rappresentare le ragioni e le speranze di quegli italiani che vogliono vivere in un Paese civile, giusto e democratico».
Beppe Grillo ha esultato alla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset. “Berlusconi è morto.
Viva Berlusconi! La sua condanna è come la caduta del Muro di Berlino nel 1989”, ha scritto sul suo blog. “Il Muro divise la Germania per 28 anni. L’evasore conclamato, l’amico dei mafiosi, il piduista tessera 1816 ha inquinato, corrotto, paralizzato la politica italiana per 21 anni, dalla sua discesa in campo nel 1993 per evitare il fallimento e il carcere. Un muro d’Italia che ci ha separato dalla democrazia. Oggi questo muro, da tempo un simulacro, un’illusione ottica, tenuto in vita dagli effetti speciali dei giornali e della televisione, è caduto”, ha insistito.
Secondo Beppe Grillo, non sarà il Pdl a ‘piangere’ la fine di Silvio Berlusconi, sancita dalla sentenza Mediaset, ma il Pd. Ora, ha spiegato, il partito democratico “è senza stampelle”.
“Chi piangerà Berlusconi? Non i suoi che, come tutti i servi, cercheranno subito un altro padrone. E’ nella loro natura. Craxi fu subito dimenticato mentre il suo tesoriere Amato divenne presidente del Consiglio (sic). Mussolini venne appeso a piazzale Loreto, ma la nomenclatura fascista entrò in massa nella democrazia cristiana. Chi è abituato a servire, cambia velocemente. I peggiori nemici di chi cade sono i suoi ex compagni. Giuda ha fatto scuola”, ha premesso. “Invece, si vestiranno a lutto i suoi finti oppositori, che hanno lucrato sulla sua figura. Se non fosse esistito il Pdl, non sarebbe nato neppure il suo doppio, il pdmenoelle”, ha proseguito Grillo. “Lo piangeranno i Violante, i D’Alema, le Finocchiaro, i Bersani, i Veltroni, i Fassino che lo hanno tanto amato e a cui devono la loro fortuna”, ha assicurato.
Il sito del ‘Giornale’ lista una pagina a lutto dopo la conferma della condanna a Silvio Berlusconi in Cassazione nell’ambito del processo per la compravendita per i diritti tv Mediaset. ‘Condannato’, legge, su una pagina bianca, sotto l’indicazione della testata, chi si collega a ‘www.giornale.it’. Al centro pagina, in piccolo, è scritto ‘Senza parole’ e poi c’è il link per collegarsi al sito normale.

 

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