Quantcast

Opal: «Un fiume di armi bresciane al Kazakistan»

La Onlus pacifista ai parlamentari italiani: "Sospendere commesse militari finché non sia chiarita la situazione del trattamento dei dissidenti nel Paese".

(red.) L’Osservatorio Opal – Osservatorio Permanente Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa Onlus – di Brescia invierà, a breve, una richiesta urgente al Questore e Prefetto di Brescia per conoscere tipologia e destinatari delle armi recentemente esportate da Brescia verso il Kazakistan.
L’associazione chiede inoltre ai parlamentari di rivolgere un’interrogazione urgente per sapere se il Governo ha autorizzato nel 2013 altre esportazioni di armi destinate alle Forze Armate, alla Polizia e alle forze di sicurezza e per sospenderle immediatamente finché non sia chiarita la situazione del trattamento dei dissidenti in Kazakistan.
«Il nostro osservatorio», ha affermato in una nota Piergiulio Biatta, presidente di Opal, «da tempo sta monitorando le esportazioni di armi dalla provincia di Brescia, in relazione alla situazione dei diritti umani nei paesi destinatari. Siamo sorpresi nel vedere che, nonostante le ripetute denunce di violazioni delle libertà democratiche e civili da parte delle forze dell’ordine kazake, continuano le esportazioni di armi verso quel paese dall’Italia e soprattutto da Brescia, la provincia in cui si concentra la maggior produzione di armi italiane».
L’anno scorso, prosegue il testo dell’associazione, il governo italiano ha autorizzato per la prima volta in 20 anni esportazioni di armi ad uso militare. Lo spiega Giorgio Beretta, analista Opal: «Sotto la direzione della Farnesina, e più esattamente del ministro plenipotenziario Michele Esposito, direttore generale della Autorità nazionale dell’Unità per le Autorizzazioni di Materiali di Armamento (UAMA), nel 2012 è stata autorizzata la vendita alle forze armate kazake di 40 fucili d’assalto cal. 7,62x39mm NATO modello ARX 160, insieme con 40 lanciagranate cal. 40mm modello GLX-160 comprensive di 1000 granate dello stesso tipo, e inoltre 3 pistole semiautomatiche PX4 Storm corredate da 6 dispositivi di soppressione del rumore da sparo. Buona parte di queste armi risulta esportata dalla provincia di Brescia ed è quindi già giunta a destinazione», ha concluso Beretta.
Altrettanto allarmanti, secondo l’associazione, i flussi di esportazioni di cosiddette “armi civili” registrati in uscita dalla provincia di Brescia verso il Kazakistan: flussi che non raggiungevano i 47mila euro nel 2007 ma che sono arrivati a sfiorare i 600mila euro nel 2011 e che sono proseguiti sicuramente fino al gennaio 2013 (41.900 euro in un solo mese) e probabilmente anche al mese di aprile. «Chiediamo al Questore e al Prefetto di Brescia – che nei mesi scorsi ci ha ricevuto – di chiarire la tipologia e gli specifici destinatari e utilizzatori finali di queste armi» – ha aggiunto Biatta.
«Nella categoria in cui l’Istat riporta le “armi comuni e munizioni” (CH254) abbiamo ripetutamente rintracciato esportazioni di armi semiautomatiche e fucili a pompa destinati alle forze di polizia e corpi di sicurezza, tutt’altro quindi che armi per uso sportivo, per la caccia o per il collezionismo», ha commentato Biatt.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.