Staminali, “Vannoni consegni i protocolli”

Dopo che la rivista Nature ha accusato di "plagio ed inefficacia" il metodo Stamina, il ministero della Salute ha imposto la notifica del materiale, senza condizioni.

(red.) “Dopo l’articolo pubblicato su Nature, Davide Vannoni dovrebbe accelerare i tempi e consegnare finalmente tutta la documentazione richiesta dal ministero della Salute. Solo dopo che la commissione del ministero avrà avuto modo di valutare i protocolli, che devono essere trasparenti, si potraà prendere una decisione definitiva sul destino della sperimentazione del metodo Stamina”. Lo ha detto Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Roma Tor Vergata.
Nature è tra le più importanti rivista scientifiche del mondo”, ha aggiunto Novellli, “ed è in grado di identificare i plagi. Lo stesso ufficio brevetti americano, negando il brevetto a Vannoni, aveva capito che il suo metodo mancava di originalità. Ora Vannoni non può piu’ indugiare e deve consegnare una volta per tutte la documentazione necessaria per avviare una sperimentazione”.
Per il genetista la consegna dei protocolli sarà determinante. “Ora che sappiamo che non c’è neanche un brevetto”, ha spiegato, “Vannoni non può neanche giustificare la sua reticenza nascondendosi dietro di esso. E’ arrivato il momento di fare le cose per bene, cosi’ come si è soliti fare quando si fa scienza: bisogna rendere pubblico il metodo e condividerlo con il resto della comunità scientifica. Quando un collega mi chiede informazioni su una proteina o una procedura che ho scoperto non rifiuto mai perchè la ricerca è condivisione e tutti i ricercatori devono avere la possibilità di verificare con le loro mani quanto scoperto da altri colleghi”.
Sull’ipotesi di bloccare la sperimentazione Novelli ha detto: “La decisione iniziale del ministro della Salute di appoggiare l’eventuale sperimentazione del metodo Stamina è stata la risposta a una crescente e pressante domanda sociale. Non si potevano ignorare le richieste dei familiari dei malati. Ora l’unica cosa che il ministero dovrà fare è valutare il protocollo e decidere definitivamente se è sufficiente per avviare una sperimentazione. Per fare questo il ministro può appoggiarsi alla commissione selezionata o magari allargarla ad altri scienziati, oppure passare la palla al CSM. Quello che deve essere certo è che la decisione a cui si arriverà dovrà essere quella definitiva”.
“Trovo arroganti i diktat del ministro Lorenzin, arroganti e inaccettabili. A questo punto dica se vuole la sperimentazione o no”. Così il Presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni,  ha replicato alle parole del ministro della Salute che ha chiesto allo stesso Vannoni di consegnare la sua metodica senza accettare le condizioni da lui stesso post”. “Ci spieghino”, ha detto Vannoni , “di cosa siamo accusati. Vogliono far giudicare la metodica da tecnici di parte, compreso il numero uno dell’Aifa, Luca Pani, che a ‘Nature’ ha gia’ espresso chiaramente il suo parere. Si sta facendo di tutto per impedire questa sperimentazione e creare disagi ai pazienti”. In ogni caso, ha assicurato Vannoni, “io non mi tiro indietro: parlerò con il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità per vedere se ci sono margini per iniziare la sperimentazione, su questo stiamo lavorando. Se Lorenzin non la vuole lo dica”.
“In funzione, soprattutto”, ha aggiunto Vannoni, delle centinaia di persone che a Brescia attendono di essere trattate con la metodica Stamina e che, nonostante questi maccheronici opinionisti, è già una realtà terapeutica per centinaia di persone”. In particolare Vannoni chiede che: “la standardizzazione che stiamo facendo della metodica non venga in alcun modo modificata; spetti a Stamina la scelta delle tre patologie su cui fare la sperimentazione (suggeriamo Sla, paresi cerebrale infantile ed una malattia degenerativa non neurologica); venga individuato un solo laboratorio per la produzione cellulare in cui i nostri biologi possano controllare la produzione; vengano individuati al massimo due centri per le applicazioni cliniche e le valutazioni che siano in prossimità del centro di produzione; venga nominata una Cro (organismo di controllo internazionale super partes) che certifichi tutti i dati ottenuti e l’applicazione della buona pratica clinica.
Al fondatore di Stamina l’ultimo attacco della celebre rivista scientifica non va giù. “E siamo a tre, la grande rivista madre della scienza Nature dedica un altro pezzo a Stamina e questa volta rasenta il patetico (non che prima vi fosse tanto lontana). Si rifà alle solite domande di brevetto per dire che due foto su cinque sono state prese dagli articoli dei russi che hanno collaborato con noi e da cui nasce la radice della metodica Stamina. Non si capisce invece da dove nasca la ‘pres…unzione’ di inefficacia, riportata dai tre illustri “scienziati”, visto che non sanno come differenzi le cellule Stamina nè quali risultati terapeutici abbia raggiunto”.
In sette anni, ha rivendicato Vannoni, “Stamina ha migliorato e reso più efficace ed efficiente la metodica originale che, si dimentica, la sig.ra Abbott, nell’articolo citato, viene descritta sia in relazione ad uno studio pre-clinico, sia ad applicazioni cliniche su alcune patologie neurodegenerative. La giornalista Abbott, intima frequentatrice di Paolo Bianco e Elena Cattaneo a cui oggi si è unito il nuovo amico Michele de Luca (a cui, però, al momento, Nature non chiede ancora “autorevoli pareri”) ha nuovamente colpito. Almeno si fosse letta la bibliografia della domanda di brevetto avrebbe trovato l’articolo della nostra collaboratrice russa Elena Shegelskaya da cui sono state tratte le due immagini: altro che plagio”.
E ancora: “Si stupisce la giornalista che alla fine le modalità di differenziazione cellulare siano diverse nelle percentuali di sostanze utilizzate (e non solo), ma non ha proprio capito che la radice del metodo è la stessa e, come i suoi tre amici italiani, confonde una domanda di brevetto volutamente ritirata con un articolo scientifico. Credo che ‘Nature’, nella speranza di far fare brutta figura ad una fondazione onlus italiana, stia, in realtà scadendo e facendo solo politica di basso livello, cercando di dare manforte a due ‘grandi scienziati italiani’ che non avendo nulla da sperimentare e, non avendo mai curato nessuno, preferiscono che nessun altro lo faccia. Deus ex machina arriva l’onorevole Paola Binetti, che, dopo aver spinto all’inverosimile per fare una sperimentazione farmaceutica di un metodo adatto per i trapianti, oggi, prima ancora che sia consegnato il metodo standardizzato, chiede l’interruzione della sperimentazione per risparmiare i famosi tre milioni che nessuno le ha chiesto e di cui Stamina , comunque, non vedrebbe un centesimo”.
Ancora critiche nei confronti della giornalista “scienziata”, che secondo Vannoni “non ha neanche capito che differenza ci sia tra le concentrazioni della soluzione madre e quelle della soluzione di differenziazione, sbagliando i calcoli, ma questo basta per occupare pagine con falsi scoop da giornaletto parrocchiale. Devo darle atto che la mail nella quale chiedeva delucidazioni me la ha inviata due giorni fa, ma sinceramente non ho avuto tempo di rispondere soprattutto a chi mi ha già fatto perdere ore per spiegare che cosa fosse successo a Brescia per poi non riportare nulla di quanto le avevo detto”.
“Mi stupisce, invece, più di tutto, l’intervento del direttore generale dell’Aifa Luca Pani che parla del “disordine” del laboratorio di Brescia per dedurre che manchi la metodica. A parte il fatto che il laboratorio di Brescia è molto ordinato”, ha detto Vannoni, “non riesco a trovare attinenza logica tra questi due pensieri distinti. Spero che questa forma di pensiero dissociato si ritrovi, nel dottor Pani, anche tra il pregiudizio e l’oggettività richiesta ad una sperimentazione. A questo punto direi che se il ministro Lorenzin vuole dare seguito a quanto deciso dalle Camere dovrà fornire a Stamina garanzie maggiori di obiettività della sperimentazione”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.