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Centrodestra, l’amaro calice dell’opposizione

Lo schieramento che ha sostenuto Adriano Paroli alle amministrative di Brescia esce sconfitto e indebolito dalle urne. Presto un regolamento di conti in casa Pdl?

(red.) Tutto tace, eppure qualcuno parla di un regolamento di conti atteso prima della fine dell’estate. Il Popolo delle Libertà di Brescia, lo dicono i numeri, è uscito con le ossa rotte dalle amministrative, e le urne hanno indicato chiaramente la necessità di un cambio di marcia.
Con la sconfitta nella corsa per il Comune cittadino, inoltre, le rivalità tra le diverse anime dello schieramento sono diventate voragini, che si saneranno solo con un grande lavoro diplomatico.
MENO MAGLIETTE  E PIU’ CONTENUTI. La prima cosa che i più influenti notabili del Popolo delle Libertà hanno criticato è stata la gestione della campagna elettorale, costata le dimissioni di Stefano Saglia oltre che una bruciante sconfitta.
All’ex-sindaco Adriano Paroli molti hanno contestato un immobilismo esasperato, nonostante si capisse sin dalle prime battute che la vittoria sarebbe stata complessa. Iscritti, assessori uscenti e consiglieri chiedevano a gran voce una maggiore presenza del primo cittadino sul territorio, con incontri aperti alla gente e dibattiti che sapessero presentare positivamente le scelte di governo effettuate da Palazzo Loggia, più che una serie di slogan che non hanno pagato.
TROPPA RABBIA SIGNOR SINDACO. Nella seconda fase della campagna, quella per il ballottaggio, molti hanno contestato un cambiamento troppo radicale. Si è passati dal sindaco buono al sindaco anti-bolscevico che utilizzava un gergo aggressivo e non attuale e, soprattutto, poco adatto alla figura – fino a quel momento pacata – dell’ex-deputato Paroli.
Questo, secondo qualcuno, ha spaventato l’elettorato moderato invece che avvicinarlo al centrodestra. Ora i colonnelli del partito, Mariastella Gelmini, Margherita Peroni e Giuseppe Romele, dovranno lavorare sodo per rilanciare una proposta politica che possa ambire a riprendersi la città il prossimo mandato.
LISTA CIVICA COME IL FUMO NEGLI OCCHI. In tutto il Pdl la scelta  che è stata meno digerita, però, è stata quella di dar vita a una Lista Civica guidata da Ninì Ferrari. La grande scritta Paroli e il simbolo molto simile a quello del partito, hanno confuso l’elettorato e decine di preferenze sono state annullate. Infatti molti elettori meno avveduti hanno votato la Lista Civica convinti di votare Pdl, dando poi la preferenza ai candidati del partito. E questo ha provocato gli annullamenti.
Questo non ha inciso sul numero di voti presi dal candidato sindaco, ma ha fortemente condizionato la competizione per un posto in consiglio comunale. C’è addirittura qualche malizioso pronto a sussurrare che sia stata una strategia voluta solo per indebolire i candidati con un bacino di voti importante, e assicurare al sindaco, in caso di vittoria, una maggiore autonomia sulle nomine. Quando si perde, però, le dietrologie sono sempre in agguato, ancor più se si tratta di politica.
PAROLI DA DEPUTATO-SINDACO ALL’OPPOSIZIONE. Ora il sindaco della precedente amministrazione deve rivedere anche le proprie ambizioni personali. Per oltre tre anni è stato deputato e, contemporaneamente, numero uno di Palazzo Loggia, città che, nonostante la crisi, controlla una galassia di società partecipate e ha budget ancora rilevanti, anche se non più come quelli amministrati ai tempi della giunta Corsini. Ora, invece, Paroli è un semplice consigliere comunale e difficilmente, nel breve periodo, avrà nuove occasioni di rivalsa politica, ammesso e non concesso che gli interessino.
FRATELLI D’ITALIA UNA DELUSIONE. Un partito nato in poco tempo certo non poteva aspettarsi grandi numeri. Eppure è chiaro a tutti che Viviana Beccalossi e Mario Labolani avranno molto da lavorare in futuro, per ottenere con Fratelli d’Italia risultati simili a quelli di Alleanza Nazionale.
Certo brucia il fatto che non sia stato eletto nemmeno un consigliere comunale, e pesa pure la mancanza di preferenze ottenute dalla lista. Il motivo? Secondo i critici interni al partito, i candidati – convinti della vittoria finale – avrebbero preferito fare propaganda per il sindaco piuttosto che impegnarsi per raccogliere preferenze per conto proprio.
LEGA NORD, NODO ROLFI-BORDONALI. L’ex-vicesindaco Fabio Rolfi e l’ex-presidente del consiglio comunale Simona Bordonali sono stati gli unici del Carroccio ad essere stati premiati dagli elettori, limitando in qualche modo la forte perdita di voti subìta dal partito. I due, però, hanno incarichi in Regione, il primo come consigliere, la seconda come assessore alla Sicurezza.
Il coordinamento bresciano del partito vorrebbe da loro un passo indietro dal consiglio comunale cittadino, per evitare doppi incarichi. I due invece prendono tempo. C’è stato comunque un segnale di apertura e dialogo, con la conferma del segretario cittadino Paolo Sabbadini, uomo molto vicino a Rolfi, che è anche segretario provinciale ed è stato criticato da una parte dei lùmbard per aver fatto poco in campagna elettorale. La questione probabilmente si risolverà dopo l’estate, ma è possibile che i due big locali lascino dopo l’avvio del mandato.

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