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M5S, Morra succede a Crimi in Senato

Conclusa l'avventura per il senatore bresciano che cede il posto, come previsto dal regolamento dei grillini, al nuovo capogruppo a Palazzo Madama.

(red.) Si è conclusa l’avventura, non sempre facile e caratterizzata anche da qualche ‘scivolone’, del bresciano Vito Crimi come capogruppo dei senatori del Movimento 5 stelle a Palazzo Madama.
A sostituirlo, nel turn over stabilito dal Movimento, è Nicola Morra che, nel ballottaggio, ha ottenuto 24 voti. Mentre lo ‘sfidante’ Orellana ne ha conquistati 22. Due le schede bianche.
Nella sala Nassirya del Senato si è svolto il voto per la scelta del successore a Vito Crimi nel ruolo di capogruppo M5S a Palazzo Madama. I candidati erano Nicola Morra e Luis Alberto Orellana.
Prima della votazione, Nicola Morra ha detto: “Uniti si vince, frantumati e divisi si perde. Noi siamo un movimento plurale, qualunque scelta sarà la scelta migliore”. Il senatore eletto lavorerà per tre mesi a fianco di Riccardo Nuti, leader alla Camera
Orellana ha aggiunto: “Dobbiamo fare comunita’, tra di noi e con la nostra rete. Con i colleghi della Camera dobbiamo migliorare la comunicazione e il collegamento con la Rete”.
Nato nel 1963, il nuovo capogruppo è insegnante di storia e filosofia in un liceo di Cosenza e si presenta con un motto: “Osare la speranza” è la frase del compianto don Andrea Gallo, che mi sembra incarni al meglio l’ostinazione con cui trasferendomi da Roma, oltre 20 anni fa, sebbene non abbia origini calabresi, ho deciso di osare anche in Calabria”. Attivista del Movimento e dei Meet Up da tre anni, è stato eletto nel collegio senatoriale della Calabria. E’ attualmente vicepresidente della 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali.
“Sono contento”, ha aggiunto Morra, “di far parte di questo gruppo. L’inizio è stato duro e voglio ringraziare il grande Crimiperché siamo un gruppo unito e coeso”.
Vito Crimi ha tracciato un rapido bilancio della sua
attività: “Una delle cose più importanti che abbiamo fatto è stata quella di influenzare gli altri. Costi della politica e finanziamento ai partiti in primis. E poi fateci caso, adesso tutti vogliono farsi chiamare “cittadini””.

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