Calvisano, cuccioli di volpe uccisi a martellate

Due uomini, padre e figlio, sorpresi dalle guardie venatorie mentre approntavano trappole con lacci di metallo per catturare le bestiole. Sono stati denunciati.

(red.) Non solo un atto di bracconaggio, ma anche di violenza gratuita contro gli animali quello messo in atto da due cacciatori bresciani, padre e figlio, rispettivamente di 61 e 32 anni, sorpresi a Calvisano (Brescia) nei giorni scorsi a cacciare volpi con lacci di metallo. Agghiacciante il metodo scelto per finire i cuccioli, soppressi a colpi di martellate. A scoprire quanto accaduto il Comando provinciale del Corpo Forestale dello Stato e le Guardie Ecozoofile dell’Anpana di Brescia.
Da un controllo del territorio, volto alla repressione del bracconaggio, il 28 aprile le guardie avevano scoperto, nei pressi di un cascinale abbandonato nella campagna della Bassa, una volpe,  morta strangolata da un laccio-cappio d’acciaio e altri lacci armati  pronti per la cattura di altri esemplari.
Dopo un breve appostamento sul luogo, sono stati sorpresi due uomini intenti ad armeggiare con le trappole. Colti in flagranza, sono stati fermati e identificati.
Sul posto è quindi intervenuto anche il Corpo Forestale dello Stato della stazione di Gavardo che ha proceduto ad ulteriori controlli. Dalla perquisizione nell’abitazione dei cacciatori sono spuntate, conservate in freezer, le carcasse, congelate, di otto cuccioli di volpe. Da una prima analisi del veterinario, gli esemplari sarebbero stati soppressi a colpi di martello. Oltre ai mammiferi sono stati rinvenuti uccelli appartenenti a specie protette e nella dimora sono state sequestrate anche armi da caccia  appartenenti a terze persone e munizionamento non denunciato.
Padre e figlio sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria
per illeciti sulla caccia, sulla detenzione di armi e per maltrattamento e uccisione di animale con l’aggravante del reato di concorso tra i due (come previsto dall’art. 697 C.P.). Denunciato anche un cognato che aveva ceduto il fucile da caccia ai parenti, senza l’apposita denuncia prevista dalla normativa sulle armi.

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