Idro, Protezione civile: stop al progetto regionale

In una lettera ai ministri dell’Ambiente e Beni Culturali, il Capo dipartimento Gabrielli espone le sue perplessità sul progetto e invita gli enti al dialogo.

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(red.) Sembrava cosa fatta, invece forse è tutto da rifare. Per avviare i lavori di costruzione delle nuove opere di regolazione del Lago d’Idro, per le quali sono stati stanziati 47 milioni di euro, mancavano solo le firme dei due ministri dell’Ambiente e dei Beni Culturali in calce alla procedura di Via (valutazione di impatto ambientale). Ma una lettera del capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, potrebbe rimettere tutto quanto in discussione.
Di questo sono convinti i Comitati, che dal 1° dicembre dello scorso anno manifestavano alla Pieve di Idro con un presidio permanente, smantellato sabato scorso proprio in virtù della missiva di Gabrielli. Infatti, come ha affermato Gianluca Bordiga, portavoce del Comitato del presidio, l’intervento del capo della protezione civile rispecchia di fatto l’istanza principale portata avanti con la forte azione permanente del Comitato stesso. Bordiga ha anche annunciato che ogni primo venerdì del mese, a partire dal 3 maggio, il tavolo del presidio al quale siedono le tre associazioni Amici della Terra, Coordinamento Pro Loco e Comitato Difesa Lago d’Idro, si riunirà per fare il punto della situazione insieme ai rappresentanti dei Comuni di Idro e Anfo e a tutti gli enti che vorranno condividere l’azione esplicita di contrasto alle nuove opere progettate per il lago valsabbino dalla Regione Lombardia.
Ma qual è il contenuto della lettera che Gabrielli ha scritto ai Ministeri interessati, ai Comuni, alla Regione e alle province? Riferendosi alla corrispondenza pervenuta dalla Prefettura di Brescia, dal sindaco di Idro e dai Comitati di associazioni dei cittadini, nonché da un incontro tenutosi di recente a Roma con i sindaci dei Comuni di Anfo e Idro, nonché con i rappresentanti del Comitato del presidio, il capo della Protezione civile ha ritenuto doveroso, nel rispetto delle specifiche competenze, il dialogo cin gli Enti Locali e le associazioni di cittadini che hanno sollevato dubbi rispetto all’utilità e all’economicità degli interventi. A tale proposito, Gabanelli ha invitato la Regione Lombardia a fornire chiarimenti alle motivazioni che hanno portato all’adozione delle specifiche soluzioni progettuali.
A Franco Gabrielli è sembrato anche opportuno valutare il rapporto tra costi e benefici degli interventi che mirano all’incolumità dei cittadini. Il capo della Protezione civile ha posto l’attenzione in particolare sulla possibilità di adottare misure volte a ridurre il rischio attraverso un’azione diretta di stabilizzazione della paleo frana. A tale proposito i rappresentanti delle associazioni hanno sostenuto di disporre di una progettazione alternativa, che avrebbe anche il vantaggio di mettere in sicurezza l’alveo del fiume Chiese a valle dell’incile e la strada provinciale di collegamento tra la provincia di Brescia e quella di Trento, con un intervento che costerebbe 4 milioni di euro.
Gabrielli ha tirato in ballo anche il regolamento che prevede la gestione del lago con 3,25 metri di dislivello e che potrebbe essere poco compatibile con le esigenze di sicurezza. Insomma, un intervento che ha rimesso in discussione il progetto regionale nel suo complesso e che mischia nuovamente le carte in tavola.

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