La Cisl: “Contrattiamo, basta scioperi Cgil”

Il sindacato di via Altopiano d'Asiago: "Il 16 aprile manifestazioni unitarie a Roma e Milano. A Brescia sciopero solitario di otto ore della Camera del Lavoro".

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(p.f.) Va bene denunciare i problemi e i drammi, ma contemporaneamente tutti devono fare la propria parte. Enzo Torri, segretario generale della Cisl di Brescia, rivendica l’importanza della contrattazione, visto l’eccezionale momento storico, rispetto allo strumento dello sciopero, che non è forse il mezzo più indicato quando il lavoro non c’è e si fa fatica ad arrivare a fine mese.
“L’elenco dei problemi lo possiamo fare tutti. Ognuno, però, deve cercare nel proprio ambito di fare la propria parte. Martedì 16 a Roma ci sarà una manifestazione unitaria, a Milano un presidio unitario a palazzo Lombardia. Brescia è l’unica realtà in Italia dove la Cgil, da sola, fa uno sciopero di 8 ore. Riteniamo incomprensibile questa scelta solitaria, né vediamo a cosa possa servire. Se dobbiamo rappresentare il disagio, facciamolo in modo diverso: il poco lavoro che c’è cerchiamo di non il poco lavoro che c’è di non buttarlo via”.
Non a caso, sul nuovo volantino prodotto da Cisl Brescia, campeggiano due mani che si stringono. “Dobbiamo fare un patto tra lavoratori e imprese, non è il momento del conflitto né della rivendicazione. Qualche volta bisogna rinunciare a qualcosa per garantire l’occupazione, perché senza lavoro si cade nella più profonda drammaticità che spinge poi ad accettare qualunque condizione. Rinunciare a una parte del premio di produttività, forse, in questo momento è utile per salvaguardare il posto di lavoro”.
A dimostrare che la contrattazione vale ben più della contrapposizione ci sono tutti gli accordi stipulati negli ultimi mesi in diverse aziende bresciane. “Prendiamo due casi contrapposti: con la Caffaro abbiamo avuto il coraggio di sottoscrivere un accordo in cui si diceva dei 92 lavoratori in forza, se ne sarebbero garantiti  52 mettendo gli altri in cassa integrazione. I 52 sono poi diventati 59, perché proprio quell’accordo ha consentito di prenderne altri 7. Certo era meglio prenderli tutti, ma il rischio era di finire come la Cacciamali”.
In quel caso, la nuova proprietà della Cacciamali aveva deciso di tenere 70 dei 120 lavoratori, usando per gli altri gli ammortizzatori sociali. “La Fim  ha fatto l’accordo, la Fiom invece ha convinto i lavoratori a opporsi. Con il risultato che ora ci sono 120 persone in mobilità”. La linea della Cisl non è però rinunciataria. “Tutti dobbiamo fare la nostra parte, quindi ci aspettiamo che anche gli imprenditori facciano la loro e non ritengano i sindacati degli interlocutori scomodi. Prima di licenziare, agli imprenditori chiediamo di sederci ad un tavolo e ridiscutere la riorganizzazione aziendale. Certo, non devono giocare sul ricatto occupazionale, perché se è così vuol dire che scelgono la strada del conflitto, in cui tutti perdono. Il momento richiede, da parte di tutti, un altissimo senso di responsabilità”.

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