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M5S, Crimi e lo spettro delle dimissioni

Come riferisce Il Fatto, il capogruppo dei senatori grillini, dopo la smentita su Bersani da parte di Beppe Grillo, avrebbe accarezzato l'idea di lasciare l'incarico.

(red.) Vito Crimi sull’orlo delle dimissioni? Il Fatto racconta che ieri durante la riunione del MoVimento 5 Stelle si è arrivati vicini all’addio dell’attuale capogruppo bresciano al Senato dei grillini, dopo il post pubblicato su Facebook in cui affermava: “Meglio un incarico a Bersani che una prorogatio a Monti”. Posizione subito seccamente smentita dal capo Beppe Grillo.
Così scrive il quotidiano infatti: “Mentre il leader prepara “i puntini sulle i” da mettere sul blog più letto dalla base (“Bersani non è meglio di Monti – scrive Grillo alle 14.25 – è semplice-mente uguale a Monti, di cui ha sostenuto la politica da motofalciatrice dell’economia”), Crimi è costretto a prendersi una lavata di testa. Sanno che non era quello che il capogruppo voleva dire, comprendono che sia stato frainteso, ma non possono non dirgli che stavolta ha sbagliato: “Quello che hai scritto è gravissimo, è contrario a tutto quello che abbiamo detto finora. Come ti è venuto in mente?”.
Continua poi il resoconto del vertice “a 5 stelle”: “E lui, già provato da questo primo stressantissimo mese da capogruppo, per un attimo ha pensato di mollare”. Il gruppo del Senato però sarebbe tutto dalla sua parte ed il motivo viene presto detto: “Vito Crimi è quello che ha evitato che si tirassero i piatti sulla storia del voto a Grasso, è quello che è riuscito a costruirsi autorevolezza anche con i deputati, l’uomo che, nei momenti più duri, li ha confortati attingendo direttamente alle parole di Beppe”.
Le dimissioni, dunque appaiono solamente come un momento di debolezza e, anche di stanchezza, (la stessa che lo ha colto “ad occhi chiusi” a Palazzo Madama?).
Sostegno dai colleghi a Crimi anche per gli attacchi che il capogruppo grillino ha ricevuto in rete, dove è apparso un hashtag a lui dedicato, dopo la serie di gaffes infilate a partire dalla nomina a senatore.

 

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