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Caffaro, Brescia e le conseguenze del Pcb

Domenica, nella trasmissione Presa Diretta di Rai 3, un'inchiesta sul sito industriale contaminato. Emersa una correlazione tra inquinanti e incidenza tumorale.

(red.) Si intitola “Puliamo l’Italia” l’ultima delle inchieste giornaliste trasmesse da Rai 3 nella trasmissione PresaDiretta di Riccardo Iacona sulla vicenda Caffaro di Brescia, uno dei casi di inquinamento più grave di Italia. Si tratta del Sito di Interesse Nazionale Caffaro, dal nome della fabbrica che per 50 anni ha buttato nelle acque della città 150 tonnellate di Pcb, Policlorobifenile allo stato puro, una sostanza tossica per il terreno e per l’uomo.
Domenica, la trasmissione ha indagato sulla pericolosità dell’esposizione al Pcb per la salute dell’uomo, recandosi a Boston, all’università di Harvard, per intervistare Philippe Grandjean, professore e scienziato di fama internazionale, che studia da più di venti anni l’effetto sulla salute umana dell’esposizione a Pcb e a Diossina. Nel corso della puntata è emerso che lo scienziato statunitense ha scoperto di recente che oltre a provocare diversi tipi di cancro , l’esposizione prolungata al Pcb è dannosa per il sistema immunitario e l’apparato endocrino, con conseguenze molto gravi soprattutto per i bambini.
PresaDiretta ha poi fatto un confronto con la città di Anniston, in Alabama, dove si verificò lo stesso problema di inquinamento con la multinazionale Monsanto, portata in tribunale e costretta a pagare una salatissima multa, con indennizzi pari a 700 milioni di dollari.
La Monsanto è stessa azienda che, negli anni ’30, cedette alla Caffaro i diritti di produzione del Pcb.
Durante l’inchiesta televisiva è stato mandato in onda anche il contributo del prof. PaoloRicci, responsabile del Registro Tumori di Mantova, su un recente studio che attesta un’incidenza in eccesso nella popolazione di Brescia di alcune tipologie tumorali a confronto con il resto del Nord Italia: tra gli altri, ad esempio, un +58% del tumore al fegato negli uomini e un +26% per il tumore al seno.
Un’altra intervista è stata realizzata con il dottor Francesco Donato, docente d’Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica all’Università di Brescia, già responsabile del Registro tumori dell’Asl di Brescia, che ha invece avanzato qualche dubbio sui dati proposti da Rai 3 e ha invitato alla cautela.
Sulla base di quali considerazioni? Sulla base di uno studio
sulle incidenze tumorali riscontrate nella relazione del Registro tumori 2004-06 per l’intero territorio dell’Asl Brescia (163 Comuni oltre al capoluogo) nel quale l’incidenza del tumore al fegato in città, ha spiegato Donato, “è in linea con quello medio del Bresciano, che conosce anzi picchi ai confini con la Bergamasca”. Nel complesso, poi, secondo quanto rilevato dal professor Donato, l’incidenza di tumori in generale, nella relazione, si attestava a “un moderato eccesso”: il 6% negli uomini e all’8% nelle donne. Mentre, ha sottolineato lo studioso, l’unico studio al mondo sulla correlazione tra Pcb e tumore al fegato è stato realizzato dalla sua equipe nel 2009, mettendo in luce come sui 100 casi analizzati nel bresciano, la concentrazione di Pcb era circa la stessa che nel resto della popolazione locale. Una correlazione, secondo Donato, che deve essere ancora provata.
Intanto, un’altra novità sul caso Caffaro è legata alla visita che, questa settimana, alcuni magistrati bresciani, faranno al ministero dell’Ambiente di Corrado Clini per acquisire la documentazione relativa alla mancata bonifica del sito Caffaro. L’ipotesi è che possa essere riaperto un fascicolo sulla vicenda, con un nuovo procedimento per accertare le respnsabilità dei mancati interventi.

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