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“Perchè le modifiche al contratto della mostra?”

Due interpellanze a firma dei consiglieri Bragaglio (Pd) e Albini (Sel) per conoscere se sono state "sollecitate" per "ottenere meno controlli sulla rendicontazione".

(red.) Il “caso Matisse” è al centro di due interpellanze depositate dai consiglieri comunali Claudio Bragaglio (Pd) e Donatella Albini (Capogruppo Sel).
“La prima interpellanza”, si legge nella nota, “sollecita in particolare un chiarimento, finora ancora non avvenuto, sui motivi in base ai quali è stato cambiato lo Studio legale per la consulenza nella stesura del Contratto Matisse, e che a suo tempo aveva assistito Fondazione e Comune nella predisposizione del Contratto Inca”.
Viene inoltre chiesto di conoscere il nominativo dello Studio e i pareri espressi, avanzando anche un critica alla Fondazione che, “contrariamente alla documentazione fornita per il Contratto Inca, tiene riservato e non accessibile parte della documentazione preparatoria richiesta per il Contratto Matisse”.
La seconda interpellanza entra dettagliatamente nel merito di un confronto tra i due Contratti, Inca e Matisse, rilevando per quest’ultimo “un netto peggioramento del sistema di controllo e di rendicontazione”. “Ulteriormente aggravato”, scrivono Bragaglio ed Albini, “con una modifica successiva alla approvazione del Contratto, a distanza di cinque mesi, e con una vera e propria sottrazione di più della metà del bilancio ad una verifica da parte della Fondazione. Con il  venir meno anche del riferimento ai visitatori “paganti” per l’erogazione ad Artematica del corrispettivo di fine mostra e il pagamento dell’eventuale penalità dovuta per il mancato raggiungimento dei 230 mila visitatori”.
I consiglieri chiedono inoltre di saper quanti biglietti, che figurano come “visitatori paganti”, siano stati in realtà comperati e distribuiti da varie realtà (Circoscrizioni, Aziende partecipate dal Comune, Fondazioni…).
Infine viene posto il problema politicamente più rilevante riguardante i motivi e gli interrogativi sull’eventuale intenzionalità di simili cambiamenti, presumibilmente avallati anche dallo Studio legale che ha assistito la Fondazione.
Si chiede infatti alla Giunta: “di sapere se non si ritenga – anche solo per ragionevole dubbio – che le varie modifiche introdotte nel Contratto, fatte proprie dalla Fondazione e – come sostiene il Presidente Lechi – anche dalla Giunta, possano essere state volutamente sollecitate – ed in tal caso da chi – per ottenere una drastica riduzione dei controlli e delle verifiche sulle rendicontazioni, nonché della bigliettazione, con evidenti intenzioni di poter eventualmente facilitare la manipolazione, in tutto o in parte,  dei riscontri economici, delle voci di spesa, del numero dei visitatori effettivi, nonché del meccanismo di assegnazione dei corrispettivi previsti, finanziati con risorse pubbliche della Fondazione e del Comune di Brescia”.

 

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