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“L’arte a Brescia? E’ monopolio di pochi noti”

Esposto di Andrea Barretta, titolare della Galleria ab/arte, per la gestione della Notte Bianca dell’arte e sull'uso di denaro pubblico nelle manifestazioni.

(p.f.) Scomoda persino la regina Maria Antonietta e le brioches, Andrea Barretta, titolare e direttore della Galleria ab/arte di Brescia, che si è presentato alla stampa con un cesto di croissant per sottolineare il paradosso cui è giunta la gestione della cultura e dell’arte a Brescia.
In mano a pochi, sempre gli stessi, che tirano le fila e traggono profitti con il beneplacito dell’assessorato competente, in un cortocircuito tra pubblico e privato dove ballano soldi di tutti. E chi non fa parte della cerchia, sta fuori. Questo, in sintesi, il quadro dipinto da Barretta, arrabbiato perché la sua galleria, come tante altre, sono state escluse senza motivo dalla Notte bianca dell’Arte di Brescia nel 2011, in quella del 2012 o, quando ci ha partecipato, nel 2010, cancellato dalla campagna di comunicazione, pagata – sottolinea – con i soldi pubblici (17mila euro). Ma la sua denuncia non è una vendetta privata.
“Ho presentato un esposto”, ha spiegato, “sulle modalità organizzative e promozionali delle edizioni dal 2008 al 2011 della Notte Bianca dell’arte di Brescia per le relative assegnazioni di denaro pubblico”. L’esposto è stato presentato, con tanto di documentazione, ancora in aprile, per chiedere alla Procura di indagare sull’uso del denaro pubblico per quegli eventi. “il modus operandi del Comune”, ha spiegato, “ha colpito indiscriminatamente una categoria di operatori nel campo dell’arte, che si sono visti sottrarre la partecipazione alle notti bianche, per scelte operative dell’assessore Andrea Arcai, che avrebbe privilegiato un Comitato/Associazione Gallerie di Brescia, senza tutele né garanzie per tutti e nonostante i ripetuti solleciti in merito e a tempo debito per una soluzione serena della questione”. Provando, in sintesi, a ricostruire la vicenda, i nervi di Barretta saltano già nel 2010, quando, di striscio, era riuscito ed entrare tra le gallerie partecipanti all’evento. Sul sito preparato dal Comune per l’occasione, vengono elencate le 18 gallerie partecipanti, tra cui la sua. Sulla comunicazione cartacea, però, brochure, locandine, pubblicazioni sulla stampa, la galleria Ab/arte viene inserita sommariamente tra gli eventi, e le gallerie pubblicizzate sono solo 17, quelle dell’Associazione Gallerie di Brescia.
“Quando ho chiesto spiegazioni”, ha detto, “mi è stato riferito che brochure e depliant, l’Associazione se li era pagati da sola. Ma, e qui si configura anche un reato, mi risulta che ci fosse una delibera con cui il Comune stanziava 17mila euro per la comunicazione”. A questo, è da aggiungere che l’Associazione (che è stata sciolta qualche mese fa) non era un ente no profit né una onlus, ma un’associazione di imprese che, tramite l’evento, facevano profitti.
“Eppure il regolamento comunale”, ha aggiunto Barretta, “dice molto chiaramente che non può essere concesso il patrocinio del Comune, targhe, coppe, medaglie, libri, quando si tratti di iniziative, attività o manifestazioni che abbiano finalità di lucro”. Nel 2011, la storia si ripete. Anzi, la galleria Ab/lart non viene del tutto contattata per partecipare. Barretta si informa, chiama l’assessorato, chiama l’Associazione delle Gallerie. Gli viene proposto di iscriversi alla suddetta Associazione, dietro pagamento di 400 euro. “Ma perché devo iscrivermi ad un’Associazione di cui non condivido le finalità e non sono in accordo con chi c’è dietro?”. Quando, per l’ennesima volta, chiede ad Arcai il programma della manifestazione e si sente rispondere “e perché dovrei darglielo?”, Barretta getta la spugna. Ma intanto, prepara il suo esposto.
“Per mantenere il dovuto rispetto per la Procura, e quindi per il segreto istruttorio, posso solo dare un dato, comunque ricavabile dalle delibere di merito e a disposizione di tutti: il giro di denaro pubblico speso per le Notti bianche dell’arte ammonterebbe a 326.600 euro”. L’ultimo tassello che induce Barretta a rendere pubblica la vicenda, una mail arrivata forse per errore, giovedì scorso, il 20 settembre, in cui si legge che “per avere un riconoscimento formale da parte del comune alle nostre iniziative del 29 settembre e 13 ottobre è necessario chiedere il patrocinio al Comune…Si tratta di un passaggio obbligato per rientrare in tutta la comunicazione di cui si farà carico il Comune”. Le iniziative in questione sono l’apertura serale, il 29 settembre, del Museo di Santa Giulia con inaugurazione concomitante di mostre nelle solite note gallerie (“che quindi avranno risalto sui media locali, traendo opportuno beneficio”) , e la Notte bianca dell’arte del 13 ottobre. “Di nuovo”, ha sottolineato Barretta, “a sapere di queste iniziative, patrocinate dal Comune, sono i soliti noti, il cui elenco è già pubblicato su una rivista di settore che pubblicizza l’evento. Impossibile, per me, come per gli altri esclusi, organizzarci per questi eventi in pochi giorni, bisognava essere avvertiti per tempo”.
La storia, insomma, si ripete. “La strategia culturale di Andrea Arcai”, ha concluso, “è ancora alla ricerca di una identità; e rappezzando per trovarla, dispensa denaro pubblico in modalità che ora sono nelle mani della Procura, verso cui nutro la massima fiducia. Inoltre, in accordo con Fondazione Brescia Musei, l’assessore Arcai apparirebbe anche come un concedente di prestigiose sale pubbliche ad uso privato, come il Museo di Santa Giulia, a quello stesso gruppo privilegiato di gallerie d’arte, comunque imprese commerciali. Il risultato? Un incontro tra pubblico e privato dagli effetti disastrosi”.

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