Iveco, quale futuro senza gli investimenti?

Alla vigilia dell'incontro fra Monti e Marchionne, la Fiom Cgil ha fatto il punto sullo stabilimento bresciano, che ricorre agli ammortizzatori sociali dal 2008.

(red.) Quali sono le ripercussioni del caos Fiat sull’Iveco di Brescia?
In vista dell’incontro di sabato 22 settembre tra il presidente del consiglio Mario Monti e l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, la Fiom Cgil di Brescia ha fatto il punto sulla  situazione dello stabilimento di Brescia.
Secondo il sindacato di via Folonari, il venire meno del progetto Fabbrica Italia e il suo carico degli investimenti incide anche sulle produzioni del settore autoveicoli e sugli investimenti sui nuovi prodotti già da tempo rinviati a seguito della crisi prima, e oggi a seguito della scelta di rinunciare a “Fabbrica Italia”. Il sito di Brescia, che produce l’Eurocargo, ha avuto circa 50 milioni di investimento negli ultimi anni, ma ha anche avuto un calo di occupati e di volumi prodotti, con ricorso ad ammortizzatori sociali dal novembre 2008.
Dal 2006 ad oggi, in calo il numero dei dipendenti: erano 2974 nel 2006 (2589 operai, 385 impiegati), 2800 nel 2009 (2452 operai, 348 impiegati), sono 2425 (2190 operai, 235 impiegati) nel settembre 2012, ovvero – 375 dipendenti rispetto a 6 anni fa. 15mila i veicoli prodotti oggi, tanti quanti se ne producevano nel 2009, ma molto meno rispetto ai 25mila del 2007/2008.
Infine, la Fiom segnala la vicenda Mac, azienda di Torino che ha rilevato nel 1999 il reparto presse di Iveco e che occupa attualmente 91 dipendenti. Il 12 ottobre scade la Cassa integrazione straordinaria e per questi lavoratori deve essere trovata una soluzione occupazionale all’interno del sito Iveco come previsto da più accordi.

 

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