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Inceneritore, fumata nera lunga 60 minuti

A seguito di un black out ad una linea dell'impianto si è sprigionata una colonna di fumo nero che ha causato l'innalzamento delle emissioni nell'aria.

(red.) Paura, preoccupazione ed allarme ha suscitato una densa nube nera che si è sollevata mercoledì mattina dal camino dell’inceneritore di A2A a Brescia.
Alle 10,30 il termovalorizzatore, a seguito della fumata scura, è andato in black out e una delle tre linee dell’impianto ha prodotto, per circa un’ora, picchi di emissioni finchè la temperatura di combustione non è stata ripristinata a valori nella norma.
Cosa è accaduto? Secondo quanto riportato nella relazione di Aprica inviata a Regione, Arpa e Comune, il blocco sarebbe avvenuto sulla “linea di trasmissione elettrica da 130kV, causata da un evento sulla rete esterna all’impianto”. A seguito della “mancanza improvvisa del carico elettrico in erogazione” si è verificato “il blocco immediato della turbina e conseguentemente delle caldaie”.
Il forno si è quindi spento e questo ha fatto sì che venisse a mancare l’alimentazione dei cosiddetti “ausiliari generali di impianto, mettendo in funzione automaticamente il gruppo diesel di emergenza”, da cui è scaturita la fumata scura.
Nel momento dello stop al forno di combustione i picchi di emissioni si sono alzati: le emissioni di monossido di carbonio sono passate da un valore di 32,74 a 1219,33; quelle di ossido di azoto da 9,21 a 332,74); impennata anche per quelle di acido cloridrico, passate da 10,23 a 72,87; stesso discorso per le concentrazioni di ammoniaca, aumentate da 1,11 a 20,76).
Sul posto i tecnici dell’Arpa di Brescia per il monitoraggio. Il direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, Giulio Sesana, ha comunque rassicurato sui livelli di inquinanti emessi nell’aria durante l’ora di black out, affermando che la media delle emissioni non dovrebbe essere stata superata, ma che comunque si deve lavorare ulteriormente affinchè tali emergenze non si verifichino più.
Sessanta minuti sono un tempo lungo per intervenire sul problema, ma Aprica ha spiegato che “il collegamento di emergenza era indisponibile per lavori di manutenzione della Società di distribuzione di elettricità”. In questo modo, i rifiuti, che si trovavano già all’interno della linea a che erano pronti per essere combusti hanno bruciato ad una temperatura inferiore causando così l’innalzamento delle emissioni.

 

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