“Lo stipendio di Tarantini vada ai Servizi sociali”

L'Rsu ha organizzato un convegno per parlare dei tagli "devastanti" al welfare di Brescia. E ha proposto che il compenso del membro di A2A andasse a coprire i tagli.

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    (s.s.) Vivere con 270 euro al mese è un atto di eroismo, soprattutto se sei invalido. Per sostenere queste persone il Comune di Brescia ha sempre erogato un contributo variabile per coprire, almeno, parte dell’affitto, ma negli ultimi mesi l’ha ridotto del 25%. Per esigenze di bilancio. Così come da gennaio ha tolto, o meglio sospeso, il contributo mensile a 140 nuclei famigliari con un anziano non autosufficiente affinché venisse assunta una badante e “risparmiare” così i soldi per le rette delle case di riposo. E così come ha ridotto del 20%  i servizi finora erogati dalle cooperative.
    L’elenco dei tagli effettuati dalla Loggia nel settore dei Servizi sociali è la cronaca di una “mattanza”, come l’ha descritta la Rappresentanza sindacale unitaria dei dipendenti del Comune di Brescia. Tagli che hanno fatto indignare chi nei servizi sociali del Comune ci lavora da una vita. “Questa politica di decurtazioni indiscriminate esclude alcune categorie di cittadini dai servizi essenziali”, ha detto Antonio De Gennaro, rappresentante Rsu. “I nostri amministratori sono degli alieni. Da una parte abbiamo un certo Graziano Tarantini che nel 2011 ha percepito uno stipendio lordo di 500mila euro più 300 euro per ogni seduta dei comitati quando in due anni A2A ha prodotto una perdita di miliardi di euro, e che ora viene proposto per la sedia della presidenza del consiglio di gestione, dall’altra ci sono anziani che vivono con una pensione di invalidità di 270 euro al mese. E a questi il contributo per le fasce più deboli è stato ridotto del 25% dalla Loggia per far quadrare i conti. I 500mila euro di Tarantini avrebbero permesso, ad esempio, a Brescia di non tagliare gli asili nido”.
    Paragoni che oggi fanno ancora più male “di fronte alle politiche senza senso di questa amministrazione. Si progetta il parcheggio sotto il castello, si smonta e rimonta la pensilina, si programma di abbattere la torre Tintoretto, si permette a Brixia Sviluppo di fare operazioni immobiliari discutibili ma si continua a togliere ai servizi sociali che invece dovrebbero essere la prima preoccupazione per un’amministrazione”. Elisa Damiani è un’assistente sociale che a Brescia lavora da più di trent’anni, ne ha viste passare tante. “Ma oggi siamo arrivati alla devastazione dell’eccellenza che era Brescia nei servizi sociali. Ora l’ammissione ai servizi è totalmente bloccata e i nostri capi area, validi professionisti, sono occupati a fare la questua per raccattare gli spiccioli in modo da intervenire almeno nelle situazioni urgenti”. “Siamo alla decadenza del principio di eguaglianza”, ha detto Alessandra Dusi dell’Ordine degli assistenti sociali della Lombardia, “chi può pagare acquista la prestazione, chi non può dovrà farne a meno”. Il tutto, però, a fronte del triplicarsi dei capisettore, passati da uno a tre, con stipendi medi, hanno calcolato i rappresentanti dell’Rsu, di circa 90mila euro.
    Di tutto questo l’Rsu ne parlerà sabato 19 dalle 15 alle 20 in un momento di confronto organizzato in sala Piamarta, in via San Faustino 74, alla presenza di Franco Vernò, esperto in politiche sociali.

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