Urne, ai ballottaggi la Lega corre da sola

Il Carroccio sceglie la strada della libertà e non appoggerà i candidati del Pdl. Il sigillo definitivo del processo di 'maronizzazione'? Ma incombe l'incognita Grillo.

(red.) La Lega Nord non appoggerà i candidati del Pdl al ballottaggio ma ”lascia libertà di voto” ai suoi elettori. E’ la nuova linea politica del Carroccio, inimmaginabile rispetto a pochi mesi fa e inaspettata per gli ex alleati del governo Berlusconi che storcono il naso.
Si tratta dell’esempio più concreto e clamoroso del nuovo corso politico voluto da Roberto Maroni. Forse, il sigillo definitivo del complesso processo di ‘maronizzazione’ del movimento. L’ex ministro sta segnando la svolta ma preferisce non correre per evitare pericolose sbandate in curva. Così non scioglie le riserve su una sua candidatura alla segreteria del partito al congresso federale di fine giugno. Rinvia tutto a ”dopo i ballottaggi”.
Il problema è politico e tutto interno. Umberto Bossi, a sorpresa, la scorsa settimana ha presentato la sua candidatura, sottolineando che Bobo lo avrebbe appoggiato. I maroniani, a questo punto, vorrebbero spingere il ‘capo’ a desistere dall’interno perché, spiegano, ”è stato mal consigliato da chi gli è intorno” e ”candidandosi, farebbe il male suo e quello della Lega”, come ha rimarcato il sindaco di Verona, Flavio Tosi,  Il ‘senatur’ per il momento tace.
Insomma, il pensiero è rivolto sempre al congresso federale di giugno. Di mezzo, però, ci sono i ballottaggi, anche in comuni bresciani come Desenzano del Garda e Palazzolo sull’Oglio, dove la battaglia alle urne si combatte rispettivamente fra Rosa Leso (Partito Democratico (Pd), Lista Civica Aria Nuova) che ha raccolto al primo turno il 28,45% delle preferenze, e Renzo Scamperle (Lista civica Comune Amico, Lista civica Desenzano, con il 18,12% di voti e tra Gabriele Zanni (Partito Democratico (Pd), Lista civica con Zanni Sindaco, Lista civica Città in Testa) che raccolto il 31,67% dei consensi e Alessandro Sala (Lega Nord, Lista civica Sala Sindaco) che ha raggiunto il 31,53% delle preferenze.
La decisione del Carroccio di non appoggiare il Pdl, soprattutto in Lombardia, non è così semplice o automatica. Il Popolo della Libertà è sì in forte difficoltà ma non intende accettare il ricatto leghista. ”Non mi sembra che la decisione di andare da sola le abbia portato grande fortuna: hanno perso molto più di noi”, ha ammonito il Governatore lombardo Roberto Formigoni. “Se insistessero nel separarsi ulteriormente, non porterà fortuna”. Un riferimento anche alla tenuta della giunta regionale.
Di segno opposto l’analisi dei maroniani, forti della vittoria solitaria a Verona dove però ha influito molto il seguito personale di Flavio Tosi.
C’è poi la questione grillini. Secondo gli analisti del voto, il Movimento a 5 Stelle ha eroso molti voti anche alla Lega. Luca Zaia, governatore del Veneto, non sottovaluta il pericolo: ”Senz’altro tra gli elettori di Beppe Grillo ci sono molti ex leghisti”, ha spiegato. “Vent’anni fa eravamo noi a cacciare buoni e cattivi in nome del ricambio, oggi è Grillo”. La soluzione prospettata semplice: lavoro e territorio.

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