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Rizzi, ascesa e caduta di una bossiana di ferro

L'assessore regionale lunedì in Pirellone potrebbe essere chiamata a lasciare le deleghe. Vicina alla famiglia del senatur, il suo nome nelle telefonate di Belsito.

(red.) Umberto Bossi le ha affidato il figlio Renzo prima e dopo il suo ingresso nel consiglio regionale lombardo, Roberto Formigoni l’ha scelta come unica donna nella sua giunta numero quattro: sono passati solo due anni ma sembra ormai arrivato al termine il mandato di Monica Rizzi come assessore regionale allo Sport e ai Giovani in Regione Lombardia: il prossimo nome inserito nell’operazione pulizia in corso nella Lega Nord sembra proprio essere il suo.
Le indiscrezioni sulla sua imminente sostituzione si sono consolidate dopo l’incontro nella mattinata di venerdì fra Roberto Formigoni e Roberto Maroni, anche se il presidente lombardo ha negato a più riprese di aver parlato di rimpasto.
Lunedì prossimo, i vertici della Lega Nord sembrano comunque intenzionati a chiedere le dimissioni della Rizzi. In caso di un suo rifiuto, le potrebbero essere revocate le deleghe. Ma i leghisti sono convinti che di fronte a una richiesta di Umberto Bossi, Monica Rizzi non dirà no come Rosi Mauro e si adeguerà.
D’altronde deve al ‘capo’ tutta la sua carriera politica.
Bresciana di 41 anni, cresciuta politicamente nelle sezioni leghiste della Val Camonica, dove è stata eletta segretaria provinciale, in Regione dal 2005, Monica Rizzi è sempre stata molto vicina a Umberto Bossi ed è molto amica di Renzo, conosciuto durante le vacanze a Ponte di Legno.
Oltre alle vicissitudini giudiziarie dell’anno scorso, la Rizzi rischia di pagare soprattutto la presenza del suo nome in una telefonata di febbraio fra la segretaria Nadia Dagrada e l’ex tesoriere leghista Francesco Belsito, in cui quest’ultimo spiegava di averle dato ”cash” soldi per la campagna elettorale di Renzo Bossi provenienti dai conti della Lega. Da allora, la Rizzi ha scalato molte posizioni nella classifica dei nomi da epurare e in parecchi all’interno della stessa Lega, a partire dal segretario provinciale di Brescia Fabio Rolfi, ne hanno chiesto le dimissioni.
Fu Umberto Bossi stesso a chiederle di occuparsi della campagna elettorale che Renzo concluse trionfalmente a Brescia con quasi 13mila preferenze, diventando il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia. Proprio per quella campagna, l’anno scorso la Rizzi è stata indagata a Brescia con l’accusa di trattamento illecito di dati protetti: l’inchiesta nasceva da un esposto presentato da un suo ex collaboratore che l’accusava di aver prodotto e fatto circolare dossier per indebolire gli avversari interni e favorire l’ascesa del figlio del leader.
Già allora non molti nella Lega si spesero apertamente in sua difesa, anche perchè si trattava della seconda inchiesta che la riguardava. A causa di una presunta laurea falsa in psicologia, Monica Rizzi è stata infatti indagata per usurpazione del titolo ed esercizio abusivo della professione.
Giovedì si è detta ”completamente serena” per’ ‘le voci da corridoio che girano in questi giorni”. ”Nessuno ha mai chiesto le mie dimissioni”, aveva detto. Richiesta che probabilmente qualcuno lunedì invece le farà.

 

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