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Orgoglio, speranza e il nuovo “codice morale”

Bobo Maroni, a Bergamo, ha chiesto di "fare presto pulizia". Bossi ha invocato un giuramento contro le divisioni, facendo appello all'unità del movimento.

(red.) Le pettorine verdi sfoggiate da numerosi militanti (tanti anche quelli provenienti da Brescia e da tutte le province lombarde) dicevano che, a Bergamo, martedì sera c’erano i ‘Bossi Bobo Boys’, che stanno insomma sia con Bossi sia con Maroni.
Ma alla fine della serata dell’Orgoglio padano è l’ex ministro dell’Interno, unico triunviro a prendere la parola dal palco insieme all’anziano capo, a uscire con il mantello di leader della speranza di questa rumorosa platea di oltre tremila militanti arrabbiati per le inchieste giudiziarie che hanno dissacrato in sette giorni trent’anni di storia della Lega.
Gli slogan, i fischi, le scope brandite dalla base come a imporre subito ordine e pulizia erano tutti da una parte, alla Fiera di Bergamo, o meglio tutti contro la parte di chi ”ha approfittato e infangato” l’immagine del movimento. Persino lui, Maroni, ha sollevato in aria una scopa salutando dal palco, al suo fianco Bossi, Calderoli, Dal Lago, e dicendo che oltre alla ”libertà” invocata dai militanti occorre ”anche pulizia”.
Perchè, ha ripetuto, ”bisogna fare presto”, pur tornando con lo spirito alla ”Lega del 1991”. Se Bobo Maroni ha conquistato quell’acclamazione che i retroscenisti nelle ore precedenti avevano indicato come premessa all’elezione a segretario federale nel dopo Bossi, lo ha fatto scandendo parole d’ordine a loro modo semplici ma rivoluzionarie in questo periodo di scandali.
I militanti affollati a Bergamo hanno esultato di fronte a quel suo ”codice morale” fatto di soldi da dare alle sezioni, di meritocrazia e di spazio ai giovani.
A sentire l’applausometro, e il ”fervore” riconosciuto dallo stesso Bossi nell’arena bergamasca, Roberto Maroni è dunque uscito incoronato da questa serata di orgoglio. Per l’uomo di Lozza l’ascesa non sarà però scontata. Anche martedì sera ai ‘Maroni, Maroni’ certo più forti si sono spesso contrapposti i cori ‘Bossi, Bossi’ di chi vede comunque nel fondatore della Lega il vero Capo, almeno nel loro attaccamento ideale.
L’ombra di Bossi incombe, sempre. E non a caso Maroni ha ribadito che se si vorrà ricandidare alla guida del movimento lui lo sosterrà.
Poi ci sono i veneti che chiedono di aver riconosciuta la loro visibilità. Non a caso dopo Maroni e Bossi, è stato Luca Zaia a raccogliere cori e applausi. Il messaggio arrivato da Bergamo è stato comunque quello dell’unità della Lega. ”Un giuramento contro le discussioni e le divisioni”, ha invocato Bossi. Che su Maroni ha ribadito, a scanso di equivoci: ”Non è un traditore”.

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