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Maroni sugli scudi, qualche fischio per Bossi

Il popolo del Carroccio a Bergamo sta con l'ex ministro e vuole che i traditori siano messi all'indice. Contestato il senatur che si è scusato per i "danni" commessi dal figlio.

(red.) Nella notte delle ‘scope’ il popolo leghista a Bergamo ha messo sugli scudi Roberto Maroni che ha chiesto pulizia totale nel partito, e alla gogna i ”traditori” tra cui Belsito, la ‘pasionaria’ Rosy Mauro e Bossi Junior, indirizzando qualche fischio anche al padre Umberto che poi si è scusato anche per i ”danni” fatti anche da chi porta il suo cognome.
”Avevamo un bravo amministratore, Balocchi, che stava morendo e venne con questo signore che io non conoscevo e poi non mi sembrava lombardo”, ha detto nel suo intervento Umberto Bossi che quando ha fatto il nome dell’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, ha fatto scattare i fischi alla festa dell’Orgoglio a Bergamo.
Qualche contestazione è però stata rivolta all’indirizzo dello stesso senatur, quando ha raccontato come Belsito divenne tesoriere e ha parlato della sua presunta, iniziale immacolatezza: ”basta balle”, ha urlato un gruppo sparuto, ma rumoroso, subito zittito.
Per i leghisti, molti i bresciani armati di scope di saggina, confluiti alla fiera di Bergamo, con desiderio di riscatto dopo la bufera giudiziaria che si è abbattuta sul movimento, però, gli obiettivi sono altri e ben precisi: su tutti Belsito, appunto, Renzo Bossi e, più di tutti Rosy Mauro. Per Belsito, il traditore, qualche striscione scherzoso: ”l’unico Belsito è Youporn”.
Per il ‘Trota’, uno dei giovani universitari padani, capeggiati dal capogruppo della Lega Nord al comune di Bergamo, Roberto Ribolla: ”le nostre lauree sono vere”. I giovani padani del Pavese ne hanno sfoggiato un altro: ”nè trote, né badanti, solo veri militanti” che accomuna Renzo Bossi, consigliere regionale lombardo dimissionario, e Rosy Mauro, la badante, vittima delle invettive più feroci: ”badante puttana, lai fatta per la grana” oppure ”ora la badante la scopiamo noi”, scanditi da un gruppo con delle scope in mano che inneggia: ”pulizia, pulizia”.
Il Capo non si tocca neanche per il militante bergamasco che indossava una t-shirt con la scritta: ”sono qui per spalare la merda”. “E’ chiaro”, ha spiegato, “che chi ha preso i soldi se ne deve andare ma questa operazione, vedrete ci farà pubblicità. Alle prossime elezioni arriveremo al 12-13% perchè dimostreremo che sapremo fare pulizia in fretta”. Un modo, forse, per esorcizzare lo shock delle inchiesta giudiziarie. Così come è tornato il famoso slogan ”secessione, secessione”.
Parole forti, come è accaduto in passato nei momenti di difficoltà del Carroccio. Parole forti come quelle su uno striscione ostentato da quattro ragazzi bergamaschi: ”Italia merda – secessione”.

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