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“Lascio per evitare attacchi a Lega e a papà”

In una lettera ai militanti bresciani "Il Trota" ha spiegato i motivi del suo passo indietro. "Chiedo ai 13 mila padani che mi hanno eletto di credere alla mia buona fede".

(red.) ”Ritorno tra i ranghi per evitare che a pagare le conseguenze dell’attacco incrociato sia l’intero movimento e soprattutto mio padre… . Ho la tranquillità di chi sa che non ha mai fatto nulla di quello che è stato riportato dai media”.
Così Renzo Bossi, che lunedì ha annunciato le sue dimissioni da consigliere regionale in Lombardia, in una lettera aperta ai militanti della Lega pubblicata martedì da BresciaOggi.
”Quando la Lega Nord propose il mio nome per la candidatura a consigliere regionale nelle liste bresciane”, scrive Renzo Bossi nella lettera pubblicata dal quotidiano bresciano, “mi sono sentito lusingato. Non faccio mistero di come il cognome che porto mi abbia aiutato in questa avventura. Ma mi ha anche gettato in prima linea e costretto a dimostrare ogni giorno che le oltre 12 mila preferenze prese sul territorio erano frutto del mio lavoro e non del nepotismo becero di cui mio padre è stato più volte accusato”.
”Ritorno tra i ranghi”, continua la lettera raccolta dal giornalista Giuseppe Spatola, “per evitare che a pagare le conseguenze dell’attacco incrociato sia l’intero movimento e soprattutto mio padre. Da lui ho sempre preso esempio, nella vita e in politica, cercando di mutuare nel quotidiano i valori con cui ci ha sempre cresciuti: il rispetto, la morale e la coerenza. Lui si è dimesso da Segretario della Lega Nord per lasciare la giusta libertà di difesa. Io mi dimetto da consigliere regionale per evitare di prestare il fianco a nuovi ed infondati attacchi”.
”Le accuse piovutemi addosso negli ultimi giorni”, spiega Renzo Bossi in un altro passo della lettera, “mi hanno fatto male senza però mai turbare la mia serenità. Ho la tranquillià’ di chi sa che non ha mai fatto nulla di quello che è stato riportato dai media e trascritto nelle intercettazioni bellamente pubblicate da alcune testate giornalistiche. (…) Le poltrone lasciamole a chi urla al lupo al lupo, ma forse è talmente miope da non vedere oltre i propri interessi”.
”Era questa”, secondo il figlio di Umberto Bossi, “la miglior risposta da dare a chi nei giorni scorsi si è preso la briga di aprire, all’interno del mio movimento, una vera e propria caccia alle streghe. (…) La prenderò come una pausa sabbatica non solo per dedicarmi al territorio e ai militanti, con cui ho stretto grandi legami di amicizia e solidarietà, ma altresì per dimostrare, documenti alla mano, che tutte le infamanti accuse che mi sono state mosse sono del tutto infondate”.
”Chiedo solo ai 13 mila padani”, conclude la missiva di Renzo Bossi, “di continuare a credere in me, promettendo, in cambio, di dimostrare la mia totale buona fede”.

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