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Il Carroccio bresciano: “Si faccia pulizia”

Per il segretario provinciale Rolfi urge convocare il Congresso federale e indire elezioni dei rappresentanti. Secondo Giulio Arrighini Bossi è un "monarca assoluto".

(red.) Nel fascicolo d’inchiesta aperto nei confronti dell’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito si fa riferimento a denaro trasferito all’estero per investimenti in Tanzania. Soldi che Belsito avrebbe utilizzato per effettuare “pagamenti e impieghi anch’essi non contabilizzati”.
Una notizia non inedita per gli esponenti del Carroccio bresciani che, non a caso, alla manifestazione leghista di gennaio a Milano si erano presentati con le bandiere dello stato africano.
Un messaggio non troppo recondito per chiedere di fare quella “pulizia” all’interno del partito ora richiesta a più voci e anche dalla base degli elettori.
La bufera giudiziaria che ha investito via Bellerio scuote e indigna le sezioni provinciali e cittadine della Lega Nord e lo sguardo ora è rivolto al Congresso Federale, invocato ed auspicato a gran voce dal segretario Fabio Rolfi che chiede che i rappresentanti vengano eletti e non scelti dai vertici.
E non si esclude la strada della mobilitazione pubblica, con manifestazioni di piazza per indire al più presto la convocazione del vertice. E se il cosiddetto “cerchio magico” ovvero la sponda del partito più vicina a Bossi rischia ora di naufragare, a prendere con maggior forza potrebbe essere la corrente maroniana, quella più affine all’indirizzo dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Come è nello stile “purista” dei militanti leghisti la parola che si sente pronunciare maggiormente è quella di “espulsione” per chi ha commesso azioni contrarie ai principi del partito.
Un’epurazione finalizzata a fare piazza pulita delle “mele marce” che offuscano l’immagine della Lega e pongono una serie ipoteca anche sulle prossime elezioni, dalle quali il Carroccio potrebbe uscire ammaccato.
Un’ipotesi che per Rolfi è verosimile, ma per abbattere la quale è necessario, ha sottolineato il vicesindaco di Brescia, agire con prontezza, individuando i responsabili e puntando al rilancio della Lega.
Una voce contro è invece quella di Giulio Arrighini, ex deputato della Lega, passato alla Lega Padana Lombardia e consigliere provinciale a Brescia.
Nel ritratto tratteggiato da Arrighini, Bossi ed il suo stretto entourage emergono come dei “padri-padroni”che hanno gestito il partito con autorità, gestendone anche le risorse economiche.
A riprova viene ricordato il primo scandalo Phoney Money, ma anche la vicenda di Patelli, un altro tesoriere del Carroccio finito sotto processo per la tangente Enimont da 200 milioni di lire ricevuta da Ferruzzi negli anni Novanta (vicenda per la quale lo stesso Bossi ha subìto una condanna in via definitiva).
Bossi monarca assoluto? Per Arrighini questa è la definizione più calzante: il senatur in persona sceglieva le persone da cui voleva essere circondato e l’immagine di un Bossi disinteressato ai soldi ed al potere sono solo costruite ad uso e consumo della letteratura politica, ovviamente a firma Lega Nord.

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