Quantcast

Bossi: “Mi attaccano per colpire la Lega”

Dopo le dimissioni di Belsito, la rabbia del senatur. Gli inquirenti: parte dei fondi usati per la ristrutturazione della villa di Gemonio e per la campagna elettorale del "Trota".

(red.) Il tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, si è dimesso dopo un avviso di garanzia. Tre le procure (Milano, Napoli e Reggio Calabria) interessate a chiarire l’uso dei soldi del Carroccio, tra cui quasi 6 milioni finiti a Cipro e in Tanzania.
Le accuse sono riciclaggio, truffa allo Stato e appropriazione indebita. Per gli inquirenti, parte dei fondi sarebbero serviti a pagare i lavori di ristrutturazione della villa di Gemonio di Umberto Bossi, oltre a soggiorni e cene ai figli di Bossi e Rosi Mauro. Alcuni trasferimenti di denaro sarebbero avvenuti con il coinvolgimento di un faccendiere sospettato di essere legato alla ‘ndrangheta, Romolo Girardelli.
Non solo, secondo gli inquirenti, una parte dei fondi distratti dal partito sarebbero andati a finanziare la campagna elettorale di Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord, candidato alle elezioni regionali in Lombardia nel 2010, per la circoscrizione Brescia e primo degli eletti. Inoltre, dagli atti dell’inchiesta, emergerebbe anche che alcuni fondi, oltre che per spese dei figli del senatur, sarebbero stati usati per la moglie di Umberto Bossi.
LA RABBIA DEL SENATUR “Vogliono colpire la Lega e quindi colpiscono me”, ha commentato il senatur. Bossi, dopo il silenzio mantenuto per tutta il giorno, in serata ha rotto gli indugi per dar sfogo alla sua rabbia: ”Mi sembra che sia iniziata la prossima campagna elettorale”, ha attaccato il senatur che ha anche fatto sapere di essere stato lui a chiedere a Belsito di dimettersi per ”fare chiarezza”. E ancora: ”Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa”, ha affermato Bossi che ha aggiunto: “Io non so nulla di questa cose e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia”. Poi una ulteriore precisazione: ”Non sono mai stati spesi soldi della Lega per ristrutturare casa mia, denuncerò chiunque sostenga il contrario”.
MARONI CHIEDE “PULIZIA” Le perquisizioni in via Bellerio, sede del Carroccio, sono iniziate all’alba. Belsito ha trascinato la Lega, da sempre orgogliosa della propria lontananza dalle aule giudiziarie, nel gorgo di indagini su accuse che vanno da truffa ad appropriazione indebita e riciclaggio. Certo, le avvisaglie c’erano state, a partire dalle notizie sui fondi investiti da Belsito in Tanzania. Maroni aveva subito chiesto la cacciata del tesoriere. Ma nulla. E così, di buon mattino, l’ex ministro dell’Interno ha subito affermato con forza: ”La Lega è parte lesa” e bisogna ”cogliere l’occasione per fare pulizia”, ha tuonato, nel chiedere ”un passo indietro” di Belsito. E se l’è presa con chi ”doveva decidere” di cacciarlo subito.
Maroni non lo ha citato direttamente, ma sul banco degli imputati c’è Bossi (e chi gli è più vicino). Belsito è un uomo di fiducia del ‘capo’, sussurra qualche maroniano. Ma anche loro si mostrano preoccupati quando emerge che nel decreto di perquisizione si parla di ”esborsi effettuati per esigenze personali di familiari” del senatur. Certi volti cerei dicono molto.
Intanto la richiesta di dimissioni di Belsito si è levata dalle diverse aree del partito. Anche da chi, dalle fila del cerchio magico (tra cui diversi esponenti politici bresciani) ha assicurato che il ‘capo’ non c’entra niente. ”Mi sembra raccapricciante ciò che avviene: questa è un’agonia”, ha detto Luca Zaia, governatore della Regione Veneto. ”Se qualcuno ha colpe deve pagare”. E quando il passo indietro è arrivato, Maroni ha chiesto di ”andare fino in fondo” nel fare pulizia, nominando un nuovo amministratore.
Per la Lega si è aperta ora una partita cruciale sul piano politico. Che potrebbe arrivare, questa volta sì, a mettere in discussione la leadership di Bossi. Ed è questo l’obiettivo di Maroni, secondo gli esponenti del ‘cerchio magico’, che sospettano sia stato qualche maroniano a fornire l’imbeccata ai giornalisti e ai magistrati per le inchieste su Belsito.
E’ un’accusa pesante. E non la sola. La tempistica delle perquisizioni viene fatta notare da più di un bossiano e anche dalla base elettorale, che resta tuttavia divisa fra chi sostiene l’innocenza del loro leader e chi invece chiede di fare pulizia tra le file del partito.
E qualche ‘cerchista’ si è spinto fino a notare che si era già pronti a imputare il previsto calo della Lega alle amministrative alla decisione, presa su pressione dei ‘maroniani’, di correre da soli, senza il Pdl. E invece adesso la ‘colpa’ verra’ fatta ricadere sulla vicenda Belsito (lo stesso Maroni parla di ”possibili ripercussioni”).
E’ emerso anche che nelle scorse sttimane ci sarebbe stato un incontro tra Maroni e Manuela Marrone, moglie di Bossi. Un faccia a faccia nel quale la signora avrebbe ottenuto rassicurazioni sul futuro politico del figlio Renzo.
LA SOLIDARIETA’ DEGLI AMICI DI UMBERTO Mentre anche il presidente del Senato Renato Schifani ha invocato una legge sui finanziamenti ai partiti, un forte attestato di solidarietà a Bossi è arrivato dal Pdl. ”Chiunque lo conosca”, ha affermato Silvio Berlusconi, “non può essere neanche lontanamente sfiorato dal sospetto che abbia commesso alcunchè di illecito” verso ”la Lega, movimento al quale ha dato tutto se stesso”. Anche il presidente di regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha espreso solidarietà e sostegno dell’amico Umberto, escludendo qualsiasi coinvolgimento del senatur nella vicenda.
LA “PROFEZIA” DI ROBERTO SAVIANO E intanto lo scrittore Roberto Saviano ha affermato che l’inchiesta di Reggio Calabria dimostrerebbe quella ‘interlocuzione’ tra la ‘ndrangheta e il Carroccio di cui parlò poco piu’ di un anno fa. alla trasmissione di Fabio Fazio “Vieni via con me”.
”Un anno fa”, ha ricordato Saviano in un’intervista pubblicata su RepubblicaTv, “fui molto attaccato dalla Lega e da Maroni per aver usato una parola che descriveva il rapporto tra ‘ndrangheta e potere nel Nord Italia, cioè interloquire, una parola che aveva messo inquietudine e paura ai leghisti. Avevo detto che la ‘ndrangheta interloquiva con tutti i poteri del nord e quindi anche con la Lega. Maroni venne in trasmissione, ci fu una tempesta contro una descrizione che era inevitabile fare: il potere economico della ‘ndrangheta era così forte che non poteva sfuggire alle amministrazioni locali e al potere politico della Lega”.
Oggi, aggiunge lo scrittore, ”questo Girardelli che secondo la Dda di Reggio Calabria sarebbe vicino al clan De Stefano e che era in affari con Belsito dimostra questa interlocuzione. Mi sembra abbastanza fragile la risposta di Maroni: sono atteggiamenti che avvengono troppo tardi o che sembrano una scusa troppo generica. All’epoca”, ha sottolineato ancora Saviano, “raccontare le interlocuzioni tra ‘ndrangheta e Lega creò scandalo, perchè dimostrò per la prima volta che il codice genetico della Lega non era diverso da quello di altri altri poteri politici”.
Saviano ha ribadito che ”non esiste ambito politico al quale le mafie non si rivolgano per i loro affari: le mafie non hanno ideologia, non hanno progetto politico. La riflessione sulla Lega fu fatta perchè la Lega in maniera ostinata continuava a dichiararsi immune da possibili infiltrazioni, interlocuzioni e rapporti. In questo senso ci fu da parte mia la volontà di rompere questa sorta di tabù”.
Per lo scrittore, sarebbe ”un errore gravissimo percepire la presenza della ‘ndrangheta al Nord Italia come un’invasione. E’ il contrario, e la vicenda di Belsito e Girardelli lo dimostrerebbe: si tratta di un capitale che entra in circuito nel Nord Italia con la volontà di imprenditori nord e forse anche di politici di utilizzarlo. Si tratta proprio di una confederazione di interessi, di cui la Lega farebbe parte”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.