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Lega, Belsito indagato: “Soldi per famiglia Bossi”

Il tesoriere del Carroccio è accusato di truffa e appropriazione indebita. Perquisita anche la sede del partito in via Bellerio. Maroni: "E' ora di fare pulizia".

(red.) Il tesoriere della Lega Francesco Belsito è indagato per riciclaggio nell’ambito del filone reggino dell’inchiesta che stamani ha portato alla perquisizione della sede della Lega Nord. Una vicenda che non mancherà certo di suscitare posizioni anche nel mondo politico bresciano.
Belsito, secondo l’accusa, sarebbe stato legato ad un intermediario ligure che a sua volta era in stretto contatto con esponenti della cosca De Stefano di Reggio, la più potente della città insieme a quella dei Condello.  Nell’inchiesta si ipotizza siano stati presentati rendiconti irregolari per rimborsi elettorali ottenuti dal Carroccio ai presidenti di Camera e Senato che sarebbero così stati tratti in inganno e che quindi non hanno sospeso i rimborsi stessi.
Tre procure indagano su vicende che vedono coinvolto il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito: Milano, Napoli e Reggio Calabria. Le indagini riguardano anche i movimenti e l’utilizzo del denaro del Carroccio. Il partito, come ha detto l’ex ministro Roberto Maroni, che chiede le dimissioni di Belsito, ”risulta parte lesa”. Perquisizioni sono state compiute in diverse città d’Italia e anche nella sede della Lega, in via Bellerio a Milano.
Gli inquirenti milanesi, che accusano Belsito di truffa e appropriazione indebita, ipotizzerebbero comportamenti illeciti compiuti dal tesoriere anche quando era sottosegretario alla semplificazione nel governo Berlusconi. L’indagine sarebbe nata analizzando alcune transazioni finanziarie riferibili all’uomo d’affari veneto Stefano Bonet, legato ad un altro uomo d’affari, Paolo Scala, entrambi indagati. Partendo da queste movimentazioni, gli inquirenti milanesi sarebbero arrivati a contestare il reato di appropriazione indebita aggravata a carico di Belsito, Scala e Bonet, in relazione a investimenti in Tanzania, passando anche per Cipro, con soldi sottratti alla Lega Nord.
Per quanto riguarda invece il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, a carico del tesoriere della Lega, le accuse riguarderebbero un illecito utilizzo dei rimborsi elettorali arrivati al Carroccio: i pm ipotizzano che siano stati presentati rendiconti irregolari ai presidenti di Camera e Senato, che sarebbero così stati tratti in inganno e che quindi non avrebbero sospeso i rimborsi elettorali. Nel mirino dei pm c’è anche l’ultimo, dello scorso agosto, di circa 18 milioni di euro. Un altro filone dell’inchiesta milanese vede indagati Bonet e Belsito per truffa ai danni dello Stato ”con riferimento alle erogazioni concesse allo Stato sotto forma di credito di imposta in favore della società Siram”, che si occupa di innovazione tecnologica.
Si parla di ”esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord” nel decreto di perquisizione a carico del tesoriere del Carroccio Francesco Belsito. Dalle indagini effettuate ”era emerso che questi faceva versamenti di denaro alla Lega in misura superiore dai redditi da lui percepiti. Ciò aveva suscitato perplessità ma non al punto da ipotizzare reati a suo carico”. Lo si legge nel decreto di perquisizione in cui si precisa che Belsito era tesoriere della Lega Nord e anche membro del Cda di Fincantieri.
“Nell’agosto del 2011 sono stati corrisposti alla Lega Nord circa 18 milioni di euro. Tali somme hanno avuto come presupposto la validazione del rendiconto 2010 sul quale vi è la prova della falsità”, si legge ancora nel decreto di perquisizione firmato dai pm milanesi a carico del tesoriere del Carroccio Francesco Belsito e di altre due persone.
Il riferimento è ai rendiconti per i rimborsi elettorali presentati a Camera e Senato.
Nel decreto di perquisizione eseguito dalla Guardia di Finanza, i pm di Milano scrivono che il tesoriere della Lega “ha alimentato la casta con denaro non contabilizzato e ha effettuato pagamenti e impieghi, anch’essi non contabilizzati o contabilizzati in modo inveritiero”. Tra questi impieghi risaltano nelle conversazioni telefoniche indicate nella richiamata nota del Noe “i costi della famiglia”, intendendosi per tali gli esborsi effettuati per esigenze personali di famigliari del leader della Lega Nord. Si tratta Si tratta, riporta ancora il decreto, “di esborsi in contanti o con assegni circolari o attraverso contratti
simulati”.
”E’ il momento”, ha detto Maroni, ex ministro dell’Interno, di fede leghista, “di cogliere questa occasione per fare pulizia. Queste cose fanno male alla Lega e ai suoi militanti. E’ il momento di fare una operazione di trasparenza e mettere le persone giuste al posto giusto”. Vale il principio di innocenza, ma premesso questo, l’ex ministro ha detto di ritenere che ”l’inchiesta debba indurre il nostro amministratore a fare un passo indietro”.
”L’inchiesta in cui risulta indagato il nostro tesoriere”, ha sottolineato, “mi sembra particolarmente importante, per cui credo che la risposta giusta che la Lega deve dare è un passo indietro volontariamente da parte dell’amministratore e la nomina di un amministratore verso cui abbiamo fiducia, che possa fare chiarezza sui conti, dirci davvero cosa è successo finalmente e prendere in mano la situazione”.

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