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“Sistema gestito da triade ex assessori”

Per i Pm che indagano sul presunto giro di mazzette ai vertici della Regione Lombardia, a gestire i traffici sarebbero stati Boni, Nicoli Cristiani e Buscemi.

(red.) Ci sarebbero stati tre assessori al centro del ‘sistema Pdl-Carroccio’, ipotizzato dalla Procura di Milano nell’inchiesta che ha toccato i vertici della Regione Lombardia e in particolare il presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni.
Gli inquirenti, infatti, stanno vagliando anche le posizioni degli ex assessori Franco Nicoli Cristiani e Massimo Buscemi, che sarebbero rimasti ‘invischiati’ nel meccanismo di presunti rapporti illeciti tra mondo imprenditoriale e politico.
E’ su questo aspetto che il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il pm Paolo Filippini stanno lavorando. Tant’è che giovedì sono stati sentiti due testimoni, forse funzionari regionali, alla ricerca di elementi utili per consolidare la ricostruzione di questa sorta di nuova ‘tangentopoli’.
Secondo inquirenti e investigatori, da quanto si è appreso, un ruolo di peso, quasi da ”centro di riferimento”, l’avrebbe avuto il bresciano Nicoli Cristiani, politico del Pdl che fino al 2010 è stato assessore prima all’Ambiente e poi al Commercio.
Nicoli Cristiani è finito in carcere lo scorso novembre per aver intascato una mazzetta da 100 mila euro , cifra che corrisponde ai contanti trovati a casa sua,  da un imprenditore bergamasco Leoluca Locatelli, per la realizzazione di una discarica nel Cremonese.
I pm milanesi hanno però scoperto che quelle banconote non provengono dall’imprenditore.
Da qui l’ombra di un’altra tangente, su cui si stanno cercando riscontri per capire se possa inserirsi nell’inchiesta a carico di Boni e di una ventina di persone, tra ‘collettori’ di mazzette, come l’architetto Michele Ugliola, politici locali e imprenditori, tra cui l’immobiliarista Luigi Zunino e il veronese Francesco Monastero.
A chiamare in causa la ‘coppia’ Boni (ex assessore all’Edilizia)-Nicoli Cristiani è stato Ugliola(un altro degli indagati). Ha messo a verbale che fu lui a muoversi per conto di Zunino e ad ‘agganciare’ Boni per fare ottenere all’immobiliarista le autorizzazioni necessarie per portare avanti progetti immobiliari a Pioltello, nell’area ex Falck e in quella di Santa Giulia. Era il 2007 e, stando sempre al verbale, Boni avrebbe garantito il via libera sulle tre aree anche per conto di Nicoli Cristiani. Il tutto in cambio di circa 1,8 milioni di euro.
Soldi promessi, ma mai arrivati completamente. Alla fine Boni e Ghezzi avrebbero incassato 300 mila euro, di cui 100 mila da Monastero per un centro commerciale nel Pavese. In quello che gli inquirenti definiscono un ”convegno di assessorati” avrebbe svolto un ruolo anche Massimo Buscemi, in passato assessore alle Risorse Idriche e poi alla Cultura, decaduto con il rimpasto di Giunta di qualche settimana fa. A tirarlo in ballo ancora una volta Ugliola che ha detto di aver discusso di mazzette con Boni e Buscemi.
Il difensore di Nicoli, l’avvocato Piergiorgio Vittorini, ha assicurato che al suo assistito non è stata avanzata alcuna contestazione che riguarda l’ipotizzato ‘sistema Pdl-Lega’ e che sono stati da lui consegnati documenti ”per provare che le banconote ritrovate erano di provenienza lecita”.
Intanto per Ugliola e per suo cognato Gilberto Leuci si profila una nuova contestazione, quella di bancarotta fraudolenta, per il fallimento della Tema Engineering e Tema Consulting, le due società dalle quali avrebbero dirottato 2 milioni e 377 mila euro, cifra di cui si sarebbero appropriati indebitamente.
Proprio dagli atti di questo filone di indagine vengono a galla gli ‘affari’ delle due società: nel corso degli anni, come si legge nel documento, hanno emesso fatture per operazioni inesistenti per circa sei milioni di euro in gran parte a favore di Santa Giulia srl e di Risanamento, all’epoca di Luigi Zunino, per progetti legati all’area Montecity-Rogoredo e Falck, e a Sile Costruzioni, la società legata a Monastero.
Affari, come ha messo a verbale tempo fa Leuci (ha ricordato anche la ‘truffa’, tra il 2002 e il 2004, al gruppo Caprotti e ormai prescritta), in cui Ugliola teneva i rapporti con i politici e lui ‘rastrellava’ il denaro dagli imprenditori o dai proprietari dei terreni garantendo in cambio i permessi per costruire o quant’altro.

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