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L’ “annus horribilis” del Pirellone

In 18 mesi diverse sono le bufere giudiziarie sul Consiglio regionale: oltre all'arresto di Nicoli Cristiani, il caso Minetti, quello di Penati e le vicende di Monica Rizzi.

(red.) Oltre alla politica, ci sono state le inchieste giudiziarie a imprimere un ritmo a questo anno e mezzo di legislatura del Consiglio regionale della Lombardia.
L’arresto del vicepresidente Franco Nicoli Cristiani, accusato di corruzione dalla Procura di Brescia, è stato l’episodio finora più clamoroso, almeno nella forma.
Le foto che lo ritraggono in compagnia dei carabinieri hanno fatto presto il giro degli uffici del Pirellone, proprio mentre alcuni militari in borghese perquisivano l’ufficio dell’esponente del Pdl al 24esimo piano dello storico palazzo.
Fiducia nella magistratura è stata espressa da tutti, a partire dal presidente leghista Davide Boni, ”colpito” dalla notizia.
Nessuno ha voluto entrare nel merito: sarebbe ”inopportuno” per il capogruppo Pdl, Paolo Valentini. Dal numero uno del Pd, Luca Gaffuri, è tuttavia arrivata la richiesta di dimissioni di Nicoli Cristiani, oltre a quella di avere in Aula il governatore Formigoni per una informativa. Il caso politico è, insomma, aperto.
Anche perchè prima dell’arresto di Nicoli Cristiani i riflettori della cronaca hanno invaso altre volte gli scranni del Pirellone.
Risale a poco dopo le elezioni regionali della primavera 2010 il coinvolgimento in un’indagine (per bancarotta) di Massimo Ponzoni (Pdl), allora come adesso consigliere segretario. Poi, un anno fa, il ciclone Ruby con le accuse di favoreggiamento della prostituzione per Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Berlusconi eletta nel listino bloccato e oggi a processo. In un video pubblicato su Youtube si vede Nicoli Cristiani molto adirato con i giornalisti che volevano riprendere l’arrivo in Aula consigliare della consigliera Minetti, minacciandoli di prenderli a sberle.
Il 2011 è stato l’anno di Filippo Penati, anch’egli vicepresidente fino alla scorsa estate, quando decise di lasciare la carica (e il suo partito, il Pd), dopo che su di lui si erano riversate accuse di corruzione da parte della Procura di Monza. Oggi siede nel gruppo Misto in attesa del processo. C’è poi stato il caso dell’assessore allo sport Monica Rizzi per la falsa laurea e per i presunti dossier contro alcuni ex leghisti ma anche militanti del Carroccio in occasione delle ultime elezioni regionali quando Renzo Bossi era candidato a Brescia.
Qualcuno, al Pirelli, ironizza su una ”maledizione dell’ufficio di presidenza”. Qualcun altro parla di una questione morale da affrontare. Giulio Cavalli, di Sel, ha detto che, visto il numero di inchieste, è meglio tornare a votare e ripartire da zero. Il capogruppo dell’Idv, Stefano Zamponi, ha tratteggiato i contorni di una Tangentopoli mai finita. Appare chiaro però che il fattore giudiziario non è stato estraneo alle recenti cronache di palazzo.

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