Caccia in deroga, “Eu acceleri le sanzioni”

I volontari Lac e Cabs hanno girato un video ripreso sul colle di San Zeno. "Migliaia di pennutti caduti. Numeri da capogiro per un'attività vietata dalla legge".

(red.) Un manifesto contro la caccia in deroga che presto sarà consegnato alla Commissione europea, “chiedendole di accelerare i tempi e di arrivare a infliggere la pena pecuniaria alla Lombardia per l’uso scorretto delle
deroghe”.
L’abbattimento degli uccelli migratori nuovamente al centro delle polemiche. Alcuni volontari della Lac, Lega per l’abolizione della caccia, e del Cabs, Committee Against Bird Slaughter, watch?v=iVWMixVNf04, girato sul colle di San Zeno, in provincia di Brescia, in cui vengono ripresi un gruppo di cacciatori uccidere decine di pennuti.
“Si tratta”, si legge in un comunicato della Lac, “di uno sconvolgente video che mostra cosa sia veramente la caccia in deroga a specie protette. I cacciatori hanno abbattuto centinaia e centinaia di piccoli uccelli migratori davanti agli occhi e alla telecamera di un gruppo di volontari ambientalisti. Il luogo del massacro è il colle di San Zeno, a 1.400 metri, il più importante passo per la migrazione degli uccelli in provincia di Brescia”.
I volontari della Lac e del Cabs si sono schierati in quattro diverse giornate di ottobre fra i cacciatori e gruppi di migratori di passaggio. “È stato surreale”, ha raccontato Andrea Rutigliano, collaboratore del Cabs. “Ogni ora arrivavamo a contare 1.500 spari. Dappertutto vedevamo cadere i migratori e molti saltellare a terra feriti mortalmente. Alcuni uccelli sono stati uccisi sopra le noste teste e ci cadevano addirittura addosso insieme ai pallini da caccia” .
I  volontari hanno filmato per ore gli spari, a cui prendevano parte circa un centinaio di cacciatori. Secondo le valutazioni delle guardie venatorie presenti, almeno 10mila uccelli, fra fringuelli, frosoni, pispole e peppole sono stati uccisi sul solo passo di San Zeno. “Se si considera come nella sola Lombardia vi siano decine di questi passi, che la stagione dura tre mesi e che 33mila cacciatori la praticano nella sola Lombardia – oltre a 30.000 in Veneto – ci si rende conto che i numeri sono da capogiro. Senza contare che la caccia sui valichi sarebbe proibita”, ha continuato Rutigliano.
Gli animalisti hanno inoltre ricordato che la normativa statale prevede testualmente che “la caccia è vietata su tutti i valichi montani interessati dalle rotte di migrazione dell’avifauna, per una distanza di mille metri dagli stessi, ma la Provincia di Brescia, delegata a individuare e proteggere la zona di valico, ha invece artificiosamente spostato i confini della zona interdetta per favorire i cacciatori spara-tutto”.
“Il vero scandalo”, ha concluso Graziella Zavalloni, rappresentante Lac, “è che questo massacro sia completamente illegale, ma venga legalizzato forzosamente ogni anno dalla Regione Lombardia. Le specie che vengono uccise qui sono tutte protette in Italia ed Europa, eppure ogni anno Lega Nord e Pdl, ma anche Udc e Pd, si mettono d’accordo per autorizzare questa caccia in deroga, pur sapendo che stanno commettendo un abuso di potere”.
Come è noto la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione sulla caccia in deroga sospendendo nel dicembre 2009 una precedente legge regionale della Lombardia e in seguito condannato l’Italia nel luglio del 2010. La Corte Costituzionale italiana ha sancito per ben quattro volte l’incostituzionalità delle leggi lombarde dal 2008 al 2010. Sotto accusa degli ambientalisti ora c’è la Legge Regionale della Lombardia n. 13 del 4 agosto 2011 che consente, “in via ordinaria e senza alcuna possibilità di controllo, la caccia in deroga a specie protette (fringuelli, storni, peppole, pispole, frosoni) per tre mesi. La Lac e il Cabs invieranno ora il nuovo materiale raccolto alla Commissione europea, chiedendole di accelerare i tempi e di arrivare a infliggere la pena pecuniaria alla Lombardia per l’uso scorretto delle deroghe”.

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