La moschea rimane ancora chiusa

Più informazioni su

    islam1.jpgViale Piave, respinto il ricorso del centro isalmico contro l'ordinanza comunale.


    islam1.jpg(red.) La moschea di viale Piave resta chiusa. Almeno per il momento e in base alla sentenza del Tar di Brescia che ha respinto il ricorso del Centro Islamico Minhaj Ul Quaran proprietario dell'immobile contro la revoca dell'agibilità della moschea decisa dalla Loggia.
    I locali di viale Piave, spiegano i giudici, inizialmente adibiti a magazzino, sono stati poi trasformati in ufficio, e in ultima istanza a luogo di culto.
    Il tribunale si è avvalso del rilievo della polizia locale che lo scorso 13 febbraio, durante un sopralluogo, ha trovato nello stabile un’ottantina di persone, tra cui molte donne e molti bambini, in un’evidente condizione di sovraffollamento, potenzialmente pericolosa per l’incolumità dei presenti.
    Per i giudici dunque è infondata la richiesta di sospensione del provvedimento comunale.
    Sulla vicenda si sono accese vivace polemiche: il Comitato quartiere sicuro ha più volte richiamato l'amministrazione alle problematiche suscitate dalla presenza massiccia di persone nei locali (fino a 150 secondo i residenti) e a disagi di ordine pubblico.

    Dopo aver esaminato l’ordinanza, sono intervenuti con una nota congiunta: Fabio Rolfi, assessore alla Sicurezza, Paola Vilardi, assessore all’Urbanistica e Mario Labolani, assessore al Centro storico e ai Lavori pubblici: "Esprimiamo soddisfazione per quanto deciso dai giudici del Tar di Brescia” hanno dichiarato i tre assessori.
    E ancora: “L’intervento si era reso necessario dopo le giustificate proteste degli abitanti del quartiere e del palazzo e dopo le verifiche effettuate dai tecnici del comune di Brescia e dai Vigili del fuoco, che hanno accertato l’inadeguatezza del luogo. La dichiarazione di inagibilità era doverosa dopo i numerosi richiami fatti pervenire a questa associazione che continuava a utilizzare il locale in maniera del tutto impropria".
    Secondo la Loggia "si trattava di un vero e proprio luogo di culto mascherato da centro culturale; un modo di agire a cui i rappresentanti di associazioni come questa vogliono abituarci, trasformando, come avveniva in viale Piave, scantinati e garage in centri di preghiera. L’Amministrazione comunale non poteva rimanere impassibile".

    Più informazioni su

    Commenti

    L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.