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Via Milano, Pd:”Trasparenza sulle operazioni di recupero”

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    (red.) La Commissione urbanistica e quella dei Lavori pubblici del comune di Brescia hanno effettuato un sopralluogo nell’immobile di via Milano 22, sede dell’info-point sulla riqualificazione della strada e del quartiere (leggi qui), oggetto di una polemica sollevata dal Pd (leggi qui e qui) nel corso dell’ultima seduta del 16 novembre quando vennero modificati, su indicazione dell’opposizione e della Lega Nord, due emendamenti di stralcio, per togliere due immobili dal piano di recupero.
    Le “correzioni” riguardano le proprietà di Vitaliano Gaidoni: l'edificio di via Milano ai civici 22/C, 24, 24/A e un'area posta tra via Manara e via Nicolini, riclassificati in corso d'opera, passando da non degradato a molto degradato, con facilitazioni nella riqualificazione.
    Per i democratici si tratterebbe di un'operazione discutibile anche perché collegata con l'area di via Manara, decentrata rispetto a via Milano e, inoltre, nello stesso stabile, il comune ha aperto l'infopoint del piano, in comodato d'uso gratuito (leggi qui).

    Perché è stata cambiata la categoria? Il Pd vuole vederci chiaro, anche perché il sospetto è che, dato che i lavori sono stati interrotti, si tratti di una manovra “per rientrare nel piano di recupero di via Milano”, beneficiando così degli incentivi.
    Per l’assessore ai Lavori pubblici Mario Labolani, non c'è invece nessuna irregolarità: il palazzo sarebbe stato inserito nella categoria verde per un errore di valutazione.
    Gli oneri iniziali ammontavano a 70mila euro, dei quali la metà già pagati per avviare il cantiere. Gli incentivi andrebbero quindi calcolati sulla metà rimanente, agevolazioni Ici escluse.
    Per Emilio del Bono, capogruppo del Pd a Palazzo Loggia, è necessario chiedere una nuova commissione per esaminare gli atti amministrativi relativi alla vicenda.
    Marco Toma, presidente della Commissione urbanistica, si è detto d’accordo per una verifica, ma facendo attenzione al rischio che il cantiere resti aperto per un tempo indefinito, o se rinunciare agli oneri in cambio di un accelerazione nei lavori che, secondo il bando, dovrebbero terminare entro 5 anni. Di sicuro, la querelle non si è conclusa con la visita di ieri.

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