La lady con i piedi sporchi, dall’Inghilterra a Brescia

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di Mario Ubiali

"L'unica cosa che mi riconcilia con l'essere donna è il pensiero che questo mi esime dallo sposarne una". Parola di Lady Mary Pierrepont Wortley Montagu, giovane rampolla del Duca di Kingston, Inghilterra. Una signora con le idee chiare, a maggior ragione se considerate che stiamo parlando di una nobildonna del diciottesimo secolo. Ma che cosa c'entra questa femminista ante litteram con Brescia? Scopriamo insieme questo personaggio tanto originale quanto sconosciuto della storia bresciana.

La più notevole donna inglese del diciottesimo secolo
La giovane lady Mary incrocia la vicenda della Leonessa d'Italia nell'agosto del 1746, quando già la sua fama la precede. Una reputazione difficile, formatasi in mezzo a quella spietata e bempensante società londinese che non le perdona le idee assolutamente moderne sull'unione matrimoniale e – soprattutto – le 'Egloghe cittadine', ferocemente satiriche nei confronti dell'élite britannica. Lady Mary non si scoraggia, va in sposa a un ricco marito (Edward Wortley Montagu) e quando questi chiede che dote porti con sé, la velenosa sedicenne risponde candida: "Non posso sapere a quale prezzo mi venderà il mio padrone". Una sana abitudine a rompere… gli schemi, che Mary avrà presto occasione di perfezionare. Seguendo il marito, nominato ambasciatore straordinario alla corte di Costantinopoli, 'the female traveller' (la donna viaggiatrice) impara a travestirsi da orientale, entrando nel bagno turco o penetrando in luoghi altrimenti interdetti ai visitatori. Catturata dal fascino di un Oriente raffinato e complesso, Lady Mary decide di sperimentare sul figlioletto l'inoculazione del vaiolo, malattia terribile che le aveva sottratto un fratello anni prima. Intuizione felice, che non solo salva il giovane rampollo dalla piaga, ma la fa balzare agli onori delle cronache europee: a Londra si torna a parlar bene di lei, mentre in Italia si scomoda addirittura il Parini, che le intitola l'ode "L'innesto del vaiolo" (poetico titolo, senza dubbio…).

Due amori sfortunati e l'arrivo a Brescia, "A very pretty place"
Per quanto intellettualmente coraggiosa e sfrontata, la signora Montagu è pur sempre un individuo di grande sensibilità, incline a passioni non circoscritte alle sole malattie virali epidemiche. La vita coniugale è già un disastro quando incontra Francesco Algarotti, nobile, colto e di raffinato eloquio, che ruba il cuore della bella Mary. Decisa a inseguire un sogno senza speranze, la donna parte per l'Italia. Una scelta che cambierà per sempre la sua vita. Dopo Venezia, Milano e Napoli, eccola dunque varcare le porte di Brescia. L'amore, di Algarotti e del marito, è perso, la salute è cagionevole: perché non trovare un luogo nel quale edificare il proprio buen retiro? Forse ancora lei non lo sa, ma la sua vulcanica personalità metterà presto a soqquadro questa tranquilla cittadina della Repubblica Veneta. Ospite della famiglia Palazzi, la nobildonna britannica trova come d'abitudine molto facile conquistare le simpatie del Rettore e Podestà, Angelo Maria Contarini, così come gode della stima incondizionata del Cardinal Querini e del grande medico Gianfranco Guadagni. Le sue doti prevalgono sempre sulla sfrontatezza, anche quando, a chi nel foyer del teatro Grande le faceva notare quanto sporche fossero le sue mani, risponde: "Dovrebbe vedere i piedi!".

Il giallo del Conte Ugolino
Eppure la vita di Lady Montagu a Brescia non assomiglia affatto a un crepuscolo dorato, magari ravvivato da qualche fuoco d'artificio: presto essa assume tinte decisamente fosche. Il Conte Ugolino Palazzi la ospita nella sua residenza cittadina, l'anziana madre del nobiluomo le presta soccorso quando è malata. Ma lo squattrinato scialacquatore di patrimoni le estorce denaro, coinvolgendola in un'infinita serie di truffe. Ed è qui che davvero scatta il mistero: perché una donna così perspicace e indipendente accetta per quasi quindici anni le pressioni e la sfrontatezza di un signorotto senza scrupoli? Una domanda che desta una ridda di ipotesi e lascia ben poche certezze. Rapporto masochistico? Astuta manipolazione? Prigionia vera e propria? Nessuna delle risposte possibili può spiegare quel che andava accadendo sullo sfondo della sonnacchiosa campagna bresciana.

Gottolengo, Lovere e il Garda: l'oblio di una donna fragile
Lady Montagu cerca casa: vorrebbe allontanarsi dal Conte, così quando è lui a offrirle di acquistare una proprietà in quel di Gottolengo, lei ci ricasca. Firma un atto di fronte a (falsi) testimoni. Si convince d'avere una dimora tutta sua, salvo scoprire che è "poco più d'un rudere" e che il contratto in realtà parla solamente d'usufrutto. Mary comunque non si lascia abbattere: in breve tempo ristruttura splendidamente la villa, la fattoria annessa, le stalle, il bosco e il giardino. Incoraggia i locali a utilizzare le stalle come teatro e assiste estasiata ai loro rudimentali spettacoli: "Gli italiani hanno un genio naturale per la commedia", scrive poco dopo. Allestisce anche una bachicoltura, cavalca, scrive poesie. Si concede gite a Lovere, per guarire dalle febbri malariche ("E' la Tunbridge italiana") e sul Garda. Insomma, fa la vita serena e ritirata di un'anziana signora, salvo per quel losco Conte che continua a circuirla ma che all'inizio del 1759 ha veramente i giorni contati.

Un epilogo malinconico
Mentre lady Montagu scrive: "Ho riso all'idea di essere trattenuta con la violenza", altri in città la pensano in modo diverso e si danno da fare per sottrarla all'incantesimo del perfido Ugolino Palazzi. Ci aveva già tentato, senza successo, proprio il Rettore Contarini. Ma a riuscirci doveva essere l'uomo per cagione del quale Mary s'era cacciata in quella situazione scomoda e ormai intollerabile: l'Algarotti. Questi incaricava il generale Graeme di sottrarla alle grinfie del nobile senza scrupoli (e portafoglio). Presto fatto: il governo Veneziano lo bandisce nel 1760 da tutta la Repubblica, pena la cattura e decapitazione in Piazza San Marco. Lady Montagu è libera, dopo quasi quindici anni, dalla malefica cortina di illusioni che il Palazzi aveva costruito intorno a lei, intercettando tutti i suoi contatti con l'esterno e costruendo per lei una riduzione farsesca della vita di campagna. E per quanto ignara la grande donna possa sembrare, un barlume di triste consapevolezza aleggia su di lei in quegli ultimi anni ed è testimoniato da una terribile osservazione a margine d'una lettera indirizzata alla figlia: "La vita non è una commedia noiosa recitata male, né una tragedia troppo ben recitata. Io la vedo come una farsa graziosa. Un critico severo che esaminasse il mondo con le leggi antiche troverebbe molti difetti, ma è ridicolo giudicare seriamente uno spettacolo di burattini; gli spettatori più saggi sono quelli che possono ridere e divertirsi con delle assurdità". Forse Lady Mary Wortley Montagu seppe allora essere la perfetta, saggia spettatrice di un tragico spettacolo di burattini.

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