Proteste e solidarietà contro la repressione: in 200 davanti alla Questura di Brescia

Attivisti e attiviste contestano le violenze subite dalle manifestanti di Extinction Rebellion durante una perquisizione in Questura, tra denunce di abusi e critiche al Governo.

Brescia. Un paio di centinaia di attivisti si è radunato nel pomeriggio di sabato 18 gennaio, davanti alla Questura di Brescia per un presidio di protesta, organizzato a seguito delle denunce di militanti di Extinction Rebellion, che hanno subito trattamenti umilianti durante una perquisizione avvenuta nei locali della polizia. Lo slogan “Ad ogni forma di repressione risponderemo con la lotta” ha caratterizzato la manifestazione, che ha visto la partecipazione di gruppi come il Magazzino 47, Diritti per tutti, il Collettivo Onda studentesca, i Cobas e l’Usb.
La protesta è scaturita dalla denuncia di una delle attiviste di Extinction Rebellion, che ha raccontato come durante il fermo in Questura alcune manifestanti siano state costrette a spogliarsi e a fare piegamenti fisici. Una pratica che ha suscitato indignazione, con l’accusa di violenza gratuita e di un trattamento finalizzato a umiliare le donne coinvolte.
In meno di un’ora, oltre 200 persone hanno affollato il piazzale davanti alla Questura, dando vita a una manifestazione pacifica ma carica di tensione “contro la violenza delle forze dell’ordine e le politiche repressive del governo”. Tra gli interventi più incisivi, quello di Laura, 33 anni, attivista di Extinction Rebellion, che ha condiviso la sua esperienza di quella drammatica perquisizione: “La cosa peggiore è stato leggere commenti che cercavano di normalizzare l’accaduto, suggerendo che avremmo dovuto restare a casa”.
Non solo il trattamento subito dalle attiviste, ma anche il contesto normativo è stato messo sotto accusa. Giorgio Cremaschi di Potere al Popolo ha sottolineato la pericolosità del Ddl Sicurezza, definendo la situazione “avvisaglia di quello che ci attende con il nuovo progetto di legge del governo”. Le parole del politico hanno trovato sponda tra i manifestanti, che hanno ripetutamente denunciato l’avanzata di un autoritarismo che, a loro avviso, minaccia i diritti e le libertà.
Un altro punto di discussione durante la manifestazione è stato l’atteggiamento della sindaca di Brescia, Laura Castelletti. I manifestanti hanno criticato il suo silenzio riguardo gli abusi denunciati dalle attiviste. Cremaschi ha rimarcato che la prima cittadina non ha ritenuto necessario esprimere una condanna formale per quanto accaduto in Questura, lasciando un vuoto di solidarietà istituzionale.
Nonostante le accuse di violenza e repressione, la manifestazione si è conclusa senza tensioni. Dopo circa un’ora e mezza, i manifestanti hanno smontato i cartelloni e ripiegato le bandiere, allontanandosi. La protesta, pur pacifica, ha lanciato un chiaro messaggio “contro la violenza della polizia e le leggi che limitano la libertà di manifestare”.
Il presidio non è stato solo un’occasione per denunciare un singolo episodio di abuso, ma anche “un momento di riflessione sul clima di sfiducia che sembra pervadere il rapporto tra i cittadini e le istituzioni”. La domanda che molti si sono posti è: “Come possiamo fidarci delle istituzioni quando queste sembrano essere più impegnate a reprimere che a proteggere i diritti fondamentali dei cittadini, tra cui la libertà di manifestare ed esprimere dissenso?”.
Un tema che promette di restare al centro del dibattito politico nelle prossime settimane.

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