Brescia, tombe bimbi mai nati: arriva la richiesta di risarcimento

Le famiglie dei piccoli i cui resti sono stati esumati e poi depositati nell'ossario comune hanno presentato una richiesta di risarcimento attraverso uno studio legale.

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Brescia. Arriva la richiesta di risarcimento danni per le esumazioni dei resti dei “bambini mai nati” a cimitero Vantiniano di Brescia.
A presentarla al Comune alcune famiglie, attraverso lo studio legale Patricelli-Mingiardi di Roma: «Contestazione dell’illegittimità del procedimento e dei comportamenti afferenti alle attività di esumazione avvenute in Brescia, Cimitero Vantiniano tra settembre e ottobre 2021 – Richiesta risarcimento in forma specifica e per equivalente» recita l’incipit dell’atto con il quale i genitori dei piccoli riesumati chiedono di essere risarciti per il presunto danno subito.

Come è noto, la Loggia aveva effettuato le riesumazioni nel riquadro A del cimitero Vantiniano trasferendo i piccoli resti nell’ossario comune. Poche famiglie, nonostante gli avvisi,a  detta dell’amministrazione comunale, fossero stati applicati sulle sepolture interessate dalla rimozione, erano a conoscenza dei lavori e, una volta scopertolo, è scoppiata la polemica ed il caso ha scatenato una ridda di polemiche ed (anche) un rimpallo di responsabilità.
Una vicenda delicata, che ha sollevato amarezza nelle famiglie interessate, già colpite duramente dalla perdita prematura di un figlio.
Ora arriva l’atto legale nel quale viene contestata «l’illegittimità del procedimento e dei comportamenti afferenti all’esumazione delle inumazioni effettuate tra settembre e ottobre del 2021» ed in cui si invita «il Comune di Brescia a dare corso alla ricerca e alla raccolta dei resti dei
bambini inumati nei riquadri A fila 7-8, B, F e G del Cimitero Vantiniano, con procedure
pubbliche e nel contraddittorio con chi vi abbia interesse, allo scopo di conferire quanto
trovato in un ossario ove sia possibile il raccoglimento e il ricordo», riservando «di qualificare e quantificare i danni subiti e chiederne il ristoro per equivalente».

Nella lunga disanima presentata dai legali delle famiglie vengono evidenziate alcune “anomalie” nell’operato del Comune, tra cui, in primis, risulterebbe che «l’avviso di esumazione sarebbe l’unico atto del procedimento», non preceduto, come sarebbe norma, «da determine dirigenziali»: «niente delibere, niente stime del fabbisogno annuale di nuovi spazi di esumazione, niente atti di approvazione delle esumazioni» si legge nel testo della richiesta risarcitoria.

«La pianificazione per il biennio 2021-2022, resa pubblica con avviso P.G. 236672 del 20.10.2020- scrive lo studio legale romano- annunciava 164 esumazioni da compiersi limitatamente al Riquadro A, fila 5 del Vantiniano. Tali esumazioni, effettivamente, sono state eseguite nel mese di marzo del 2021. Successivamente, nel 2021 sono stati pubblicati altri due avvisi in contrasto con quanto pianificato solo pochi mesi prima: l’avviso P.G. n. 94793 del 23.04.2021, relativo al Riquadro A, fila 6, che ha riguardato 160 inumazioni risalenti al periodo compreso tra aprile e settembre 2008 e l’avviso che ha riguardato gli odierni istanti. In totale, sono state eseguite 2418 esumazioni a fronte delle 164 pianificate per il biennio».

«Se la pianificazione è, come dovrebbe essere- viene rimarcato- l’atto con cui l’Amministrazione misura un fabbisogno e ne regola la soddisfazione, è gravemente anomalo il fatto che in soli 19 giorni di lavoro sia stato eseguito un numero di esumazioni che eccede di oltre dieci volte il fabbisogno ponderato per due anni. Delle due l’una: o è stata sbagliata la stima o è successo qualcosa che ha indotto a violare la pianificazione. In entrambi i casi, un simile discostamento avrebbe dovuto essere pubblicamente motivato».

Non solo, gli avvocati evidenziano che «mentre la pianificazione è stata pubblicata prima della ricorrenza dei morti del 2 novembre, ben visibile a tutti coloro che in tale giorno si raccolgono intorno ai propri cari, gli altri due avvisi successivi sono stati affissi in un periodo privo di ricorrenze». «L’idea era quella di procedere alle esumazioni con il minore clamore possibile» dopo che «tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 è montata una polemica che ha ben presto raggiunto una dimensione nazionale e che ha coinvolto anche il Cimitero Vantiniano».
Quale? «Si è scoperto che presso molti cimiteri, tra cui appunto il monumentale di Brescia, erano esposti sui cippi i nomi di donne che avevano subito aborti spontanei o eseguito interruzioni terapeutiche delle gravidanze, senza che queste fossero state informate e avessero prestato il consenso. Con la campagna di esumazioni si è voluto porre rimedio a quell’errore rimuovendo non i nomi esposti senza consenso sui cippi, ma i cippi stessi». «Così- secondo i legali delle famiglie- per rimediare ad un errore se n’è compiuto un altro, travolgendo il diritto di chi consapevolmente aveva dato un nome un cognome e una lapide ai propri bambini».

«Gli avvisi pubblicati nel 2021- continua il documento- a differenza di tutti gli altri avvisi del passato, mancavano dell’elenco dei nominativi interessati dalle attività di esumazione».
«Tale mancanza è stata riferita all’esigenza di conformarsi alla normativa sulla
privacy, il che è paradossale se si considera che gli stessi nomi erano comunque esposti sui cippi».
Inoltre, viene sottolineato che «le esumazioni effettuate in passato sono state precedute dall’apposizione di adesivi gialli sui cippi interessati dall’intervento, mentre quelle annunciate ad aprile e maggio del 2021 sono state eseguite a settembre e ad ottobre senza che sui cippi fosse esposto alcun adesivo».

Per lo studio legale, «la mancanza degli adesivi sulle esumazioni annunciate ad aprile e maggio del 2021, eseguite tra settembre e ottobre dello scorso anno, invece, ha dato un contributo determinante a che le esumazioni avessero luogo all’insaputa degli interessati». «Una distesa di adesivi gialli sarebbe stata visibile e avrebbe sollecitato il passaparola e l’attenzione generale. Addirittura, il passaggio dal regime con i bollini a quello di settembre, senza bollini, ha avuto l’effetto di trarre in inganno gli odierni istanti. Il fatto che le tombe dei loro cari non fossero contrassegnate dai bollini e che, anzi, fossero lontane dalla zona da ultimo contrassegnata dai bollini (quella delle esumazioni di marzo 2021), infatti, ha contribuito a consolidare in loro il convincimento che la campagna di esumazioni non li riguardasse ancora».

Per i ricorrenti «merita di essere stigmatizzata la giustificazione data dai responsabili politici e amministrativi del Comune a sostegno della mancata apposizione dei bollini gialli. La scelta è stata motivata con l’eccessivo esborso economico richiesto dall’affissione di migliaia di adesivi».
«Duemila bollini gialli- scrivono i legali delle famiglie- avrebbero allertato tutti coloro i cui nomi erano stati esibiti senza consenso, il che era proprio ciò che il Comune voleva evitare» in aggiunta al fatto che mancassero della dicitura “bambini”: «il fatto che gli avvisi non recassero tale specifica, che invece in passato era usata, costituisce l’ennesimo dettaglio indicativo della volontà di rendere le pubblicazioni invisibili alle persone a cui erano destinate o, comunque, dell’incuria con cui è stato curato il procedimento».

«L’esigenza di eseguire quasi 2500 esumazioni nel 2021 è stata riferita alla necessità di mettere i campi a disposizione per l’eventuale straordinaria domanda di spazio connessa all’emergenza pandemica, sebbene non vi fosse alcun reale bisogno di procedere in tal senso».
Perchè questa osservazione?  «Dal sito istituzionale del Comune di Brescia. scrivono i ricorrenti- è possibile verificare che nel dicembre del 2020 sono state effettuate le esumazioni programmate per il 2017 (avviso datato 2016) dei riquadri 29 e 30, dei quali uno è ancora del tutto vuoto. Ancora, nell’ottobre 2019 è stata pubblicata la programmazione delle esumazioni per il 2020, che prevedeva di liberare i riquadri 31 e 32. Tali esumazioni sono state eseguite solo recentemente (a maggio 2022 erano ancora in corso), nonostante le sepolture siano risalenti di oltre trent’anni».
«Se vi fosse stata un’emergenza o un bisogno di spazio da soddisfare a stretto giro, sarebbero stati usati i campi già liberi e liberati i campi per i quali la pubblicazione degli avvisi era più risalente nel tempo».

Viene puntato anche il dito sulle tempistiche stesse delle esumazioni «tali da escludere che abbiano avuto luogo con scavi dedicati per ogni singola sepoltura e accreditare l’evidenza che il campo sia stato fatto oggetto di uno scavo collettivo con relativa movimentazione della terra senza ricerca e prelievo dei resti organici».
«Confrontando gli orari dei verbali di esumazione con la posizione dei feretri interessati dall’attività pretesamente svolta lo stesso giorno sulla stessa fila, se ne deriva che le operazioni hanno avuto una frequenza incompatibile con la cura che richiederebbe lo scavo e la ricerca individuale dei resti (…) 35 esumazioni in 55 minuti».

«La stessa incompatibilità si riscontra se si rapporta il numero di giorni lavorativi con il numero complessivo di esumazioni effettuate (se sono stati impiegati 19 giorni lavorativi per effettuare 2418 esumazioni vuol dire che sono state fatte circa 127 esumazioni al giorno). È chiaro che le esumazioni di chi non ha partecipato non sono state fatte. Piuttosto si è proceduto a rimuovere i cippi e smuovere la terra senza effettuare particolari ricerche».

«È stato falsamente riferito che non sarebbero stati trovati resti nel terreno in quanto gli stessi si sarebbero completamente dissolti. La perizia svolta su alcune ossa rinvenute nei campi interessati dalle esumazioni dimostra che almeno un reperto è compatibile con la struttura ossea tipica di un feto di età gestazionale avanzata inumato solo pochi anni fa. In sostanza, la perizia dimostra che il referto apparteneva ad uno dei corpi dei piccoli inumati nei campi dove i reperti sono stati rinvenuti, campi dedicati al seppellimento dei corpi di bambini non nati. La perizia, quindi- scrivono gli avvocati delle famiglie- scredita la tesi secondo cui i reperti ossei, anche dei feti, possano dissolversi».

 

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