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Piazza Vittoria, concluso il restauro dell’Arengario

L'intervento sul monumento, costruito nel 1932, è costato 85mila euro e sono stati effettuati lavori di pulizia, manutenzione e consolidamento.

(red.) Si sono conclusi questo venerdì 3 dicembre i lavori di restauro dell’Arengario di piazza della Vittoria iniziati il 7 ottobre scorso. I problemi strutturali del manufatto erano emersi dai rilievi geometrici e dai saggi dei sistemi strutturali portanti effettuati tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2021, sulla base dei quali è stato poi redatto il progetto di restauro.
Sono stati quindi realizzati due diversi tipi di intervento: il consolidamento statico e il restauro delle superfici.

Per il consolidamento statico i lavori si sono concentrati specialmente sulla balaustra lapidea che, nel corso degli studi, si è rivelata l’elemento con i problemi più rilevanti.
È stata rinforzata una parte della soletta in cemento armato e sono state rimosse le lastre in pietra del pavimento. È stato demolito il sottofondo e sono state posate, sulla soletta, una maglia rinforzante e una guaina impermeabilizzante, per impedire le infiltrazioni di acqua piovana. I fondelli delle balaustre sono stati ancorati per evitare la rottura e la possibile caduta della parte lesionata. È stata collocata una tensostruttura all’interno del parapetto per impedire il ribaltamento verso l’esterno delle lastre di pietra. La posa è stata realizzata a secco, sfruttando i passaggi tra i giunti delle lastre del parapetto.

Le superfici in pietra, invece, presentavano fenomeni di degrado dovuti a diversi fattori: caratteristiche particolari del materiale (la pietra di Verzegnis), completa esposizione della struttura agli agenti atmosferici (le piogge acide hanno rimosso l’effetto lucidatura voluto dallo scultore Antonio Maraini mentre l’esposizione al sole ha decolorato la pietra), smontaggio e rimontaggio del monumento quando è stato realizzato il parcheggio interrato di Piazza Vittoria, atti di vandalismo e semplice usura della panchina.

In accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio le superfici sono state pulite utilizzando spazzole con setole morbide e spugne naturali ed è stato poi applicato un prodotto biocida. Successivamente sono stati rimossi i depositi più compatti utilizzando il carbonato d’ammonio mentre tutte le incrostazioni saline sono state rimosse con il bisturi. Sempre sulle lastre verticali sono stati eseguiti interventi di micro sabbiatura e levigatura mentre le fughe sono state stuccate con un impasto di calce idraulica naturale e polvere di marmo rosso. Alcuni elementi mancanti (spigoli, sbrecciature e una lastra pavimentale) sono stati ricostruiti utilizzando la pietra di Verzegnis. Dopo un’attenta valutazione dello stato conservativo della pietra e dopo aver campionato i materiali, le superfici sono state trattate con prodotti idrorepellenti e antigraffito come il Solgel di silice, compatibile con i silicati del materiale originario.
Le superfici del cancello sono state pulite con spazzole in ferro di differenti dimensioni e l’ossidazione del metallo è stata arrestata utilizzando un convertitore di ruggine e impiegando uno smalto sintetico opaco per la pittura finale. È stato inoltre riparato il montante che si trova in corrispondenza della battuta dell’anta del cancello.

Il costo dell’intervento, effettuato dall’azienda Lorenzini Srl di Gussago, ammonta a 85mila euro (Iva compresa). I lavori strutturali di carpenteria metallica sono stati realizzati dall’azienda Sebino Frame Srl mentre le aziende Edil Dt Srls, Bonera Gaetano e Bono Paolo si sono occupate degli interventi sulla pietra e del consolidamento solaio. La ditta Agliardi, infine, ha realizzato i ponteggi e ha allestito il cantiere.

La progettazione di Piazza della Vittoria fu ideata quasi integralmente dall’architetto romano Marcello Piacentini che, “a completare la parte architettonica della piazza ed a rafforzarne la fisionomia di vivo centro cittadino, disegnò un arengario”, un pulpito il cui parapetto è rivestito da bassorilievi allegorici in marmo rosso di Verzegnis, scolpiti dall’artista Antonio Maraini.
Pur mancando nei primi abbozzi del progetto della piazza e nelle vedute prospettiche elaborate nel 1928, il monumento comparve nel progetto definitivo del 1930. La sua realizzazione si concluse nel 1932. L’arengario, con forma a U, addossa il suo lato corto sulla gradinata a est, dove si trova l’ingresso, con una scala interna a “elle” che porta al piano rialzato. Il lato lungo si protrae invece a sbalzo verso sud. La base è caratterizzata da un gradone, tuttora utilizzato come panchina.

Il ciclo di bassorilievi intende ricostruire la storia di Brescia per episodi, riassunta (dall’angolo nord-ovest in senso antiorario) nei capitoli L’età romana, il regno dei Longobardi, Arnaldo da Brescia, Berardo Maggi e l’avvento delle Signorie, l’apparizione dei santi Faustino e Giovita del 1438, il Rinascimento bresciano, simboleggiato da Romanino e Moretto, frontespizio con le dediche celebrative, le Dieci Giornate di Brescia, la prima guerra mondiale e l’età fascista.
Il materiale utilizzato per la scultura è il “Marmo Rosso di Verzegnis” del Friuli-Venezia Giulia, anche se in diverse fonti bibliografiche la pietra è stata citata come “pietra rosa di Tolmezzo”, paese in cui ha sede la società Saim Srl che, anche attualmente, gestisce la cava. In origine il monumento aveva una finitura lucida. Il suo aspetto e la sua colorazione dovevano quindi risultare molto diversi da come appaiono ora.

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