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Nasce un comitato: “Piazze Aperte, per la democrazia contro il conformismo”

Presentato in piazza Loggia un Coordinamento che si richiama al rispetto della Costituzione, contesta il divieto a manifestare e chiede di tutelare l'espressione del dissenso.

(red.) «Quello che sta accadendo in Italia, e con un accanimento particolare nella nostra città, è di estrema gravità», è la posizione del Coordinamento Piazze Aperte, nato a Brescia per chiedere l’agibilità alle manifestazioni degli spazi cittadini e presentato questo sabato davanti alla Loggia. «Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha inviato a tutti i prefetti una circolare che contiene “indicazioni sullo svolgimento di manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie in atto”. Si tratta di una direttiva che con tono imperativo impegna i prefetti e, a cascata, i questori ad impedire a tempo indeterminato lo svolgimento di tutte le manifestazioni pubbliche».
«Per l’intera durata di quello che Lamorgese chiama “stato di emergenza”, la democrazia è sospesa», si legge nel manifesto che contiene la posizione dell’associazione. «Il ministro invoca l’attuale situazione pandemica per stabilire che l’interdizione riguarderà “specifiche aree urbane di particolare interesse per l’ordinato svolgimento della vita della comunità” e che la massima concessione riguarderà riunioni in “forma statica”, a discrezione dei Comitati provinciali per l’ordine pubblico, in collaborazione con i sindaci».

«Il sindaco di Brescia Emilio Del Bono aveva già fatto prima e meglio”, spiegano i membri del coordinamento Piazze Aperte, «disponendo che dalle quattro principali piazze (2 in alternanza fra loro) del centro cittadino siano bandite, dal venerdì al sabato, manifestazioni di ogni genere. In particolare, vengono del tutto negate Piazza della Vittoria e, soprattutto, Piazza della Loggia che è stata storicamente il luogo degli avvenimenti topici e centrali della vita cittadina, dalle 10 Giornate del 1849 alla Strage di Brescia del 1974, oltre che lo spazio del protagonismo collettivo e delle manifestazioni operaie, studentesche, dei migranti».
«Ecco dunque che l’ossessione per un malinteso concetto di decoro urbano e il fastidio per ogni forma di dissenso e di partecipazione civile si saldano in un perverso corto-circuito democratico», prosegue il documento. «Con un colpo di spugna viene liquidato l’articolo 17 della Costituzione, in base al quale “i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi” e che “per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è previsto preavviso”».

«E’ senz’altro giusto e necessario che le riunioni si svolgano in modo tale da garantire la sicurezza per la salute pubblica», conclude la nota. «E tutte le misure in tal senso previste devono essere scrupolosamente attuate dai cittadini e dagli organizzatori degli eventi. Ma qui si tratta d’altro. Qui si spinge, consapevolmente o no, verso relazioni sociali minime, permeate di individualismo, che mortificano l’ingaggio solidale, criminalizzano l’azione collettiva, inibiscono la manifestazione del dissenso, educano alla passività e al conformismo di massa. Noi – associazioni, partiti, movimenti, singole persone – riuniti nel coordinamento denominato “Piazze Aperte”, chiediamo che siano revocate le restrizioni imposte e che sia ripristinata la piena agibilità dei luoghi dove, da sempre, la democrazia è stata costruita e difesa».

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